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giovedì 22 giugno 2017

Chi ha paura delle mamme contrarie ai vaccini obbigatori?


Il pupazzo dei pupazzi Gentiloni racconta le favolette al senato.





Un venduto che vuole fare carriera, da pupazzo dei pupazzi a pupazzo numero uno.
Questo vorrebbe diventare ,ma Renzino vigila,non gli permetterebbe mai di scavalcarlo.
Tra le solite stupidaggini ci racconta che vuole sapere le intenzioni dell'Europa sui migranti altrimenti minaccia di fare da solo ad assistere,visto la benedizione celeste di Giorgetto Soros(che ha fatto incazzare Renzino,voleva essere lui l'unico referente).
In un paese normale Gentiloni starebbe in galera per alto tradimento.
Quando si ritornerà alla normalità dovrà spiegare parecchie cose,vaccini e Ceta compresi.
Alfredo d'Ecclesia


DIEGO FUSARO: Ius soli e distruzione capitalistica della cittadinanza


mercoledì 21 giugno 2017

Scandalo Vaticano, lobby maltese per business milionari!


Perché i migranti che spettano a Malta per vicinanza alla Libia insieme alla Tunisia li mandano tutti in Italia? Il Papa non vede queste cose, li tratta bene i maltesi, e con noi fa il pietoso come se noi fossimo razzisti, ma lui vuole scansare certe terre e darci tutto a noi l’onere e trattare male i nostri poveri perché i quattro miliardi servono per i migranti e per arricchire chi li ospita, il papa farebbe bene a pensare come tutti i papi e salvare la cristianità, e non farci invadere da chi è contro la nostra religione, se sei un cristiano predichi l’amore, se sei un buon musulmano devi rispettare il Corano, ma purtroppo nel Corano ci sono versetti contro il cristianesimo, il loro profeta era un guerriero e faceva guerre sanguinose, mentre Gesù predicava l’amore. Non cambieranno mai, si stanno vendicando delle crociate con l’aiuto di chi dovrebbe difenderci, cioè gli stessi cristiani
Vaticano, c’è la lobby maltese sotto il Cupolone
In principio furono i cavalieri dell’Ordine di Malta, che per 300 anni, fino alla fine del ’700, governarono il minuscolo Stato nel mezzo del Mediterraneo facendone una roccaforte della chiesa cattolica. Sono passati tre secoli, ma il rapporto tra la Curia di Roma e la piccola isola a sud della Sicilia è ancora fortissimo.
Nell’organigramma del potere vaticano i maltesi occupano posizioni chiave,
a diretto contatto con il Papa. Il banchiere Joseph Zahra, ora vice coordinatore del Consiglio per l’economia, già nel 2011 era approdato a Roma come revisore internazionale della Prefettura per gli Affari economici. Insieme a Zahra, altri quattro esperti di finanza, tra cui l’italiano Maurizio Prato, ex numero uno di Alitalia, dovevano affiancare quello che all’epoca era il principale organo di gestione economica
dello Stato vaticano.
Erano i tempi di Papa Ratzinger, Benedetto XVI, che aveva scelto come secondo segretario privato un monsignore di nazionalità maltese come Alfred Xuereb, classe 1958, dal 1991 nella Curia romana in posizioni sempre più prestigiose. Una nuova promozione arriva nel 2013, quando Papa Francesco, appena eletto, nomina Xuereb suo segretario particolare. Passano pochi mesi e il monsignore maltese diventa prelato della Segreteria per l’economia. Un incarico molto delicato, a maggior ragione in una fase
in cui il riassetto della gestione economica della Santa Sede, tra vecchi problemi e nuovi scandali, era in cima alle priorità di governo del Pontefice.
http://www.stopeuro.org/scandalo-vaticano-lobby-maltese-per-business-milionari/

martedì 20 giugno 2017

REPUBBLICA DI SAN MARINO. Storia di truffe e di imbroglioni


San Marino e le Storie Tese

Per parafrasare quanto state per leggere, Adriano Celentano forse avrebbe usato il sottotitolo di un suo film “Storie di truffe e di imbroglioni”, ma cercherò di limitarmi ai fatti senza esprimere giudizi più di tanto.
Sottolineo in primis ai colleghi che, finalmente, volessero seguire la vicenda che, comunque, quanto di seguito è suffragato da documentazione reperibile anche presso lo stesso Tribunale Unico della Repubblica di San Marino.
Allora, nella più antica Repubblica del Mondo (res publica ovvero di tutti, come però pare non sia neppure lei) infuria la guerra finanziaria tra Banca Centrale ed Asset Banca che si accusano l’un l’altra di nefandezze nei confronti del sistema San Marino, ed i correntisti oltre a tutti i cittadini ne fanno le spese.
Ad oggi però esistono due nefandezze ENORMI, che collegano le due entità in lite e che le rendono corresponsabili di gravissime violazioni del codice penale, della Costituzione e di tutti i trattati finanziari firmati dalla Repubblica, comprese antiriciclaggio e antiterrorismo (che per un Paese che aspira a star fuori dalla blacklist non è il massimo), ma la stampa ed i mezzi d’informazione di quella sedicente Repubblica non ne danno notizia, nonostante sia notizia di interesse collettivo.
Visto che poi, quanto agli atti gli è sempre stato prontamente comunicato ed inviato con tanto di documentazione dal sottoscritto e da altri colleghi, anche questo comportamento sicuramente non giova a buoni pensieri sulla libertà di Stampa nella Repubblica (sic) ma, come si dice, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si imbrocca”.
Già perché nel 2012 ad un esposto ufficiale inoltratole da una cliente clamorosamente truffata da Banca Commerciale Sammarinese (vedi nota in calce) il Capo della Vigilanza, nonché Direttore Generale di BCSM Mario Giannini (già al centro di indagini per altre gestioni) rispose che a suo avviso e dell’organo da lui presieduto non esistevano irregolarità (salvo quisquilie di stampo civilistico).
Il problema di Mario Giannini e di BCSM tutta (compresa l’attuale direzione informata più volte sia delle mancanze di BCS, che di Asset ma soprattutto PROPRIE e della sua ex Vigilanza) è che dall’archiviazione penale di cui alla nota in calce, risulta esattamente l’opposto.
Anzi è proprio nell’archiviazione (inspiegabilmente e, forse, colpevolmente ritardata) che vengono sottolineate le responsabilità addirittura della Vigilanza tutta, oltre quelle della Banca Commerciale Sammarinese (la quale però ricordo venne assorbita da Asset che si assunse ogni pendenza, in virtù di un accordo con lo Stato, ma che, nonostante al corrente dal primo istante delle gravissime irregolarità, anche in aperta violazione delle Leggi locali ed europee su Terrorismo ed Antiriciclaggio, nulla segnalò di tali evidenze a BCSM - la quale comunque come detto era già ben al corrente di tutto – e si guardò bene di segnalare alcunché ad alcuno.
Forse perché  Asset, tra l’altro, aveva nominato uno dei responsabili principali, della truffa di cui sopra o, meglio, colui che avallò ogni operazione relativaad essa, tal Paolo Droghini,  Direttore Generale, nonostante gli pendesse già sulla testa una denuncia penale, le cui ragioni erano note alla banca da cui egli proveniva così come ad Asset sin dal primo momento, mancando ogni crisma di regolarità anche sui sistemi informatici dell’Istituto di Credito.
Ricordo anche infine al Governo di quel Paese, da me personalmente informato sia tramite la loro ambasciatrice a Roma, sia che attraverso comunicazioni dirette (di cui conservo copie) a Capitani Reggenti ed eccellenze varie (compreso il neo DG di BCSM Grais), che sempre nella stessa occasione sia Banca Commerciale che Asset avevano richiesto al cliente, vittima della truffa, il rientro di fidi risultati poi inesistenti da ogni controllo effettuato su ordine del Tribunale. Ovvero, almeno in Italia si sarebbero resi responsabili di tentativi di estorsione che i prodi giudici sammarinesi manco hanno pensato potesse essere presa in considerazione visto che, probabilmente, i tempi di prescrizione più lunghi avrebbero portato guai a qualcuno “in alto” nella catena alimentare della finanza di lassù.
In conclusione, trovo molto inquietante un Paese dove si possano truffare palesemente i clienti (secondo l’interrogatorio del Sindaco Revisore di BCS le posizioni irregolari prive di garanzie e documentazione sono molteplici), resistendo poi in giudizio senza nessun elemento per farlo (e complimenti anche agli avvocati di tutti gli imputati e all’attentissimo loro Ordine professionale!), anzi addirittura con la consapevolezza della propria colpevolezza visto quanto agli atti penali che dimostra come TUTTI fossero al corrente di TUTTO dal primo istante.
Trovo inoltre pericoloso che sempre in quel Paese si possa usufruire dell’appoggio dell’Organo di Vigilanza della Banca Centrale, sostanzialmente a mio avviso nello specifico complice o comunque colpevole di favoreggiamento, omissione ed occultamento, oltre che di falso ideologico.
Trovo incivile che in quel Paese chi viola le leggi (anche internazionali) possa procrastinare i tempi proprio giudizio a danno della vittima delle violazioni, poiché garantiti della “pigrizia” ( o “inadeguatezza”?) dei Commissari della Legge e dell’intero sistema finanziario e giudiziario vigente in quel Paese che, come detto, a fronte di reiterati comportamenti lesivi anche dei diritti umani segnalati ripetutamente a TUTTI  gli organi istituzionali faccia orecchie da mercante, nonostante quanto stabilito dagli accordi internazionali e dalla CEDU.

Un consiglio da chi scrive: se avevate soldi in BCS e non avete ben capito perché sono spariti, forse dovreste domandarvelo e soprattutto chiederlo ad un avvocato, perché con buona probabilità anche la vostra posizione presenterà irregolarità (se così si può dire) e la possibilità di recuperare il maltolto è tutt’altro che una chimera.

Stefano Davidson

Nota: come già agli Atti del procedimento penale archiviato però dal giudice Morsiani per prescrizione intervenuta sul reato di truffa aggravata il quale però ha impiegato DUE anni DUE per chiudere l’indagine ed è incredibile che dal momento della relazione dei Commissari, i quali confermavano a pieno la tesi della vittima, non abbia aggiunto al fascicolo NEPPURE un rigo . Ricordo inoltre che già in prima istanza e per arcani motivi, il giudice Volpinari, poi severamente redarguita dal Giudice delle Appellazioni in sede di riapertura delle indagini, aveva impiegato la bellezza di due anni e mezzo sostanzialmente per NON svolgere alcuna indagine ed archiviare.
Per saperne di più sulla scandalosa vicenda riferirsi a questi link

http://www.imolaoggi.it/2017/03/19/asset-banca-barbara-tabarrini-e-le-regole-della-menzogna-imperfetta/


L’Arabia Saudita conquista le Maldive

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Se si pensa che le Maldive siano un paradiso di atolli distaccato dalla confusione imperante nel mondo, dalle sue guerre e dai conflitti che lo animano, ci si sbaglia. Mai come in questi anni, le Maldive rappresentano uno dei luoghi più interessanti per studiare il fenomeno dell’espansione delle relazioni commerciali dell’Arabia Saudita e, parallelamente, la crescita esponenziale del fenomeno jihadista. Le isole paradisiache delle Maldive sono entrate da qualche tempo nell’orbita di Riad. Un’orbita fatta non solo di investimenti economici nel settore del turismo, ma di una vera e propria pianificazione di inclusione di alcuni degli arcipelaghi delle Maldive nell’asse economico, politico, militare e anche culturale dell’Arabia Saudita. Il fatto che le Maldive siano state uno dei primi Paesi a unirsi alla monarchia saudita nel blocco a Qatar dimostra quanto sia ormai molto forte quest’alleanza tra Riad e Male.
Negli ultimi mesi, l’Arabia Saudita ha dato l’avvio alla realizzazione di un progetto da dieci miliardi di dollari che avrà come luogo prescelto l’atollo di Faafu. Un atollo strategico, a nord delle Maldive, non troppo lontano dall’isola dello Sri Lanka e dalle coste indiane. Qui, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale, Male, i sauditi prevedono di costruirecondomini di lusso, un aeroporto, un porto e una serie di infrastrutture, che renderanno l’atollo una proprietà della monarchia dei Saud nel giro di pochi anni. Una notizia che aveva destato molta preoccupazione nella popolazione locale, impaurita dal fatto che queste nuove costruzioni devastassero la vita degli atolli e l’economia del Paese, oltre che dal fatto che il governo stesse in sostanza vendendo il nord delle Maldive a una potenza straniera.
Come in ogni Paese in cui l’Arabia Saudita arriva con i suoi miliardi di petroldollari, anche le Maldive, negli ultimi anni, hanno assistito a una crescente radicalizzazione dell’islam locale. Anche qui, negli atolli paradisiaci dell’oceano Indiano, è arrivato ilwahabismo, e con essa la cultura del jihad internazionale. Il fenomeno del wahabismo, sconosciuto a un arcipelago in cui la religione islamica era molto più incentrata sulla cultura sufi, vede negli anni una crescita di proselitismo e di violenza, che i sauditi hanno nutrito negli ultimi decenni con l’invio di predicatori e con il finanziamento di centri islamici radicali. Non è un caso che le Maldive siano preda, negli ultimi anni, della formazione di gruppi di foreign fighters che hanno deciso di imbracciare le armi per combattere in Siria e Iraq al fianco del Califfato. Sono circa cinquecento i combattenti delle Maldive partiti per la guerra dell’Isis: un numero non minimo se si pensa alla popolazione del Paese, fatta di 350mila anime disperse su un’infinità di atolli. In particolare, a partire sono giovani senza speranza, chiusi tra il lusso sfrenato dei resort costruiti dalle potenze occidentali e arabe e da un governo che non garantisce una vita dignitosa. Questi giovani, che subiscono l’indottrinamento dei predicatori wahabiti inviati da altre parti del mondo o anche su internet, trovano così nel jihad la loro consacrazione umana.
Nella volontà saudita di conquistare le Maldive, c’è evidentemente un motivo geopolitico non di poco conto. La presenza di porti e aeroporti sauditi nelle Maldive, che possono all’occorrenza diventare anche militari, rappresenta per Riad la garanzia del controllo sulle rotte marittime che collegano il Golfo Persico ai nuovi mercati orientali. Non a caso, anche la Cina ha deciso da anni di investire negli atolli delle Maldive. E non a caso sia Pechino che Riad hanno intrapreso un piano di costruzione di basi militari negli arcipelaghi dello Stato. L’Arabia Saudita ha necessità di tenere sotto stretta sorveglianza le rotte che portano il petrolio saudita nei mercati dell’Estremo Oriente e, in ultima analisi, tenere sotto osservazione anche i movimenti navali che partono dai porti iraniani verso l’Oceano Indiano. La Cina, dal canto suo, ha necessità di controllare la sicurezza dei propri cargo contro eventuali attacchi di pirateria, ma soprattutto di formare quella cintura di sicurezza nell’Oceano Indiano che è rappresentata dalla basi di Gwadar in Pakistan, Gibuti in Africa, Duqm in Oman e Hambantota in Sri Lanka. E cui adesso si aggiungono le Maldive. In questo modo, Pechino non solto controlla le tratte commerciali, ma riesce anche ad avere il quadro completo di tutti i movimenti marittimi nell’oceano Indiano anche, e soprattutto, a discapito del rivale indiano.

fonte http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-alla-conquista-delle-maldive/

Che Guevara: “Esiste un solo sentimento più forte dell’amore per la libertà: l’odio per chi te la toglie”

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Ernesto Che Guevara, al secolo Ernesto Rafael Guevara De la Serna:
“Esiste un solo sentimento più forte dell’amore per la libertà: l’odio per chi te la toglie.” 

 https://disquisendo.wordpress.com/2017/06/15/che-guevara-esiste-un-solo-sentimento-piu-forte-dellamore-per-la-liberta-lodio-per-chi-te-la-toglie/

Kenya: Vaccino ANTITETANICA cela CONTROLLO DELLE NASCITE!!

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I vescovi del Kenya reiterano le loro accuse sulla campagna di vaccinazione antitetanica – che a loro dire nasconderebbe un programma di controllo della popolazione – e denunciano inoltre la mancanza di sicurezza in diverse aree del Paese. In una dichiarazione pubblicata il 6 novembre al termine della loro Assemblea plenaria, pervenuta all’agenzia Fides, scrivono: “Quanti altri keniani, compresi gli agenti di sicurezza, devono perdere la vita prima che un vero ordine sia restaurato? Vogliamo dichiararlo categoricamente: è giunto il tempo di fare meno chiacchiere e più azione”.I vescovi fanno riferimento ai recenti episodi di violenza nella regione del Lago Turkana e a quelli occorsi questa estate nella Contea di Lamu. 
Una delle cause principali dell’insicurezza è lo sviluppo ineguale” afferma il comunicato. “È deplorevole che, a dispetto di 50 anni d’indipendenza, alcune zone del Paese non abbiano visto uno sviluppo significativo, senza strade, scuole ed altri servizi sociali essenziali”.
La Conferenza episcopale del Kenya ribadisce inoltre che, pur essendo a favore delle ordinarie campagne di vaccinazione (spesso condotte con il contributo delle strutture sanitarie cattoliche), resta una forte perplessità per la segretezza con la quale viene portata avanti la campagna antitetanica, avviata nel Paese da alcuni mesi.
La Chiesa è riuscita ad ottenere diverse dosi del vaccino, che sono state analizzate da 4 diversi laboratori in Kenya e all’estero. “Vogliamo annunciare che tutti i test dimostrano che il vaccino usato in Kenya a marzo e ad ottobre 2014 è in effetti contaminato con l’ormone Beta- Hcg” affermano i vescovi.
Questa sostanza “causa infertilità e aborti multipli nelle donne”, ricorda il documento, che conclude denunciando le intimidazioni nei confronti dei medici che hanno confermato le informazioni sul vaccino e chiedendo ai keniani di evitare la campagna antitetanica perché, sostengono i presuli, “siamo convinti che si tratti di un programma mascherato di controllo della popolazione”. (R.P.)
fonte https://disquisendo.wordpress.com/2017/06/16/kenya-vaccino-antitetanica-cela-controllo-delle-nascite/


Sanità pubblica a rischio crack: nel 2016 cure negate a 13,5 milioni di persone




La sanità pubblica italiana è a rischio collasso. Secondo il VII rapporto sulla sanità realizzato dal Censis e dalla compagnia assicurativa Rbm, il servizio sanitario pubblico nel 2016 ha ‘escluso’ ben 13,5 milioni di persone. Oltre un italiano su quattro (il 22,3%) non riesce a far fronte alle spese sanitarie che deve sostenere di tasca propria per cure necessarie. Una percentuale salita vertiginosamente, considerando che nel 2006 era appena il 7,8%. Circa 9 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare alle cure per motivi economici. Gli espulsi sono malati cronici, persone a basso reddito, donne e non autosufficienti.
La sanità pubblica è a rischio crack, sottolinea il consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, Marco Vecchietti. “Mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del sistema sanitario del nostro paese”. C’è il modo per superare le criticità. Vecchietti indica che i tanti soldi necessari “potrebbero essere recuperati rendendo obbligatoria la sanità integrativa per tutti i cittadini, come già avvenuto in Francia, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali aggiuntivo al sistema pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati”. Il rapporto, presentato in occasione del Welfare day, evidenzia che sui 13,5 milioni di “espulsi”, i 2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti. Quasi 8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le proprie spese sanitarie tutti i propri risparmi e/o indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari. E 1,8 milioni di persone sono entrate per curarsi nell’area della povertà, ovvero sono diventati dei “salute impoveriti”.
“Nove – prosegue Vecchietti – le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accessibilità alle cure: al primo posto le visite specialistiche (74,7%), seguite dall’acquisto dei farmaci o dal pagamento del ticket (53,2%), per proseguire con gli accertamenti diagnostici (41,1%), l’odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%), e per concludere le spese di assistenza sociosanitaria”.

L’appello al premier Gentiloni e al ministro Lorenzin affinché pubblico e privato lavorino insieme per una sanità più equa e inclusiva. Rbm ha già presentato due progetti al riguardo. Il primo riguarda la costruzione di un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini (modello francese), che evitando di far pagare di tasca propria le cure a 36 milioni di italiani intermedi collettivamente la spesa sanitaria privata garantendo al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui.“Sanità deve essere sinonimo di inclusione ed equità – prosegue Vecchietti – non serve continuare a difendere un universalismo di facciata dietro al quale si celano profonde diseguaglianze e livelli decrescenti di assistenza”. Solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%). Secondo Vecchietti è fondamentale porre al centro dell’agenda politica un “robusto tagliando” al nostro Sistema Sanitario che intervenga strutturalmente sul tema del finanziamento e della qualità delle cure, per recuperarne le “quote di universalismo perdute” e ripristinarne la capacità redistributiva.
L’altro progetto riguarda l’esternalizzazione di alcune assistenze (opting out, modello tedesco) che invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di 13,5 milioni di italiani (di cui 2/3 a basso reddito) promuova un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti (15 milioni di cittadini) mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie con un risparmio previsto di spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi (economicamente ed a livello di salute).
“È giunto il momento di scrivere nuove regole che possano preservare i fondamentali del nostro Sistema Sanitario, garantendo una risposta sicura per la nostra Salute e per quella delle future generazioni. In quest’ottica auspico – conclude Vecchietti – che anche la paventata riforma dei ticket allo studio del ministro Lorenzin tenga ben presente che un Secondo Pilastro Sanitario può rappresentare un’importante leva aggiuntiva per le policy in ambito sanitario del nostro Paese senza la quale fare i conti sarà sempre più difficile. Non a caso, per tornare all’esperienza della Francia, in quel contesto una delle funzioni principali è proprio quella di rendere più equa e progressiva la quota di compartecipazione a carico dei cittadini”.
http://www.stopeuro.org/sanita-pubblica-a-rischio-crack-nel-2016-cure-negate-a-135-milioni-di-persone/#

giovedì 8 giugno 2017

"La bustina di Mercurio" di Stefano Davidson


Sempre sui vaccini:
Visto il Dectreto, il mio consiglio, se siete contrari ai vaccini o se comunque avete dei dubbi, è di NON vaccinare almeno fino alla scadenza dell'anno "concesso".
È un decreto legge NON è detto che diventi o rimanga Legge dello Stato in caso di cambio di Governo.
Stefano Davidson

CLAMOROSO - HANNO BECCATO LA PRIMA ONG: GUARDATE COSA FACEVANO CON I MIGRANTI.


Martedì scorso i giornaloni ci rassicuravano: Il pm di Siracusa: “Nessuna pista su legami Ong-trafficanti”, titolava Repubblica.
La vicenda, però, non si è chiusa, anzi. Ieri siamo venuti a sapere da Panorama che è stata indagata la prima ONG per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Si tratta di un’indagine condotta nel massimo riserbo dalla Polizia e “partita dopo una operazione in mare della nave della Ong indagata, che “sarebbe entrata in azione senza aver ricevuto un Sos e neppure una richiesta di intervento da parte delle autorità italiane”.
La cronaca dei fatti dall’ANSA:
“L’inchiesta trapanese sulle navi delle Ong che salvano migranti di fronte le coste libiche era stata resa nota anche dal programma Rai Agorà, il 28 aprile scorso, facendo parlare il procuratore aggiunto di Trapani Ambrogio Cartosio.
‘Le Ong hanno necessariamente un proprio codice etico che prescinde dalla legislazione nazionale dei singoli Stati in cui operano – ha detto il pm – Hanno necessità di muoversi liberamente in acque internazionali e ci sono Paesi in cui il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è reato, come l’Italia, altri in cui non lo è. Non c’ dubbio che una persona può muoversi per spirito umanitario ma può per questa regione commettere un reato. Noi facciamo i magistrati. Possiamo capire umanamente un determinato comportamento ma se c’e’ una legge dobbiamo applicarla’.
‘Rimangono interrogativi sul business dell’accoglienza che non è tutto spirito umanitario – aveva aggiunto – In un territorio ad alta densità mafiosa dobbiamo stare attenti che non ci sia l’infiltrazione della mafia in questo affare’.
Nel frattempo si indaga anche a Palermo. Si legge sul Giornale:
“anche la Procura di Palermo ha un’indagine vera e propria aperta sul tema. Non un’indagine conoscitiva come quelle delle procure di Catania e Reggio Calabria, ma un fascicolo che punterebbe a individuare eventuali connivenze tra realtà private che si occupano del recupero migranti e gli scafisti libici. Anche se, al momento, non ci sarebbero iscritti nel registro degli indagati”.
Intervistato dal Giornale, il procuratore di Palermo Calogero Ferrara ha dichiarato:
“Posso solo dire che abbiamo un’esperienza pluriennale nel campo del traffico dei migranti. Dopo il 2013, in seguito alla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre, abbiamo intensificato le nostre indagini al fine di identificare non solo lo scafista, che spesso viene coinvolto in attività criminali, ma soprattutto le reti che stavano dietro questo sistema criminale. In particolare – prosegue – abbiamo costituito un gruppo di 11 magistrati all’interno della Procura di Palermo, su 60 sostituti che, in aggiunta al loro lavoro, si occupa di traffico di stupefacenti nel Mediterraneo e della tratta di esseri umani”.

fonte http://direttanfo.blogspot.it/2017/06/clamoroso-hanno-beccato-la-prima-ong.html

mercoledì 7 giugno 2017

Vaccini, Mattarella firma il Decreto Legge Lorenzin. Imposimato: “È una tangente legalizzata, un fatto criminale”




Ombre e dubbi sul nuovo Decreto Legge Prevenzione Vaccinale appena firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Qui potete leggere le novità e vedere e ascoltare la video conferenza stampa che la Lorenzin con i dirigenti dell’ISS e Aifa ha rilasciato. VIDEO/L’Italia è diventata capofila nella strategia della coercizione dei vaccini. Ma non tutti sono gratuiti
IMPOSIMATO CONTRO LA SCELTA DI MATTARELLA INVOCA LA PRESA DI POSIZIONE DEI CITTADINI E CHIEDE DI SCENDERE IN PIAZZA

Imposimato, magistrato, avvocato e politico, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, simbolo della giustizia, grande difensore della costituzione italiana, alto valore morale interviene sul Decreto legge Prevenzione Vaccinale che quest’oggi è stato firmato dal Presidente Mattarella:
SIGNOR PRESIDENTE MATTARELLA, IL DECRETO DEL CONSIGLIO MINISTRI CHE RENDE OBBLIGATORI 12 VACCINAZIONI PER L’ISCRIZIONE A SCUOLA È‘INCOSTITUZIONALE’: LEDE L’ART 32 COSTITUZIONE CHE STABILISCE <<NESSUNO PUÒ ESSERE OBBLIGATO A UN DETERMINATO TRATTAMENTO SANITARIO>>. IL DECRETO DEVE ESSERE FERMATO DA LEI PRESIDENTE IN BASE ALL’ART 74. E’ UN MODO PER IMPORRE TASSE E ONERI SU FAMIGLIE MENO ABBIENTI. L’ITALIA È TRA I DIECI PAESI AL MONDO CON MORTALITÀ INFANTILE PIÙ BASSA . STRUMENTALIZZARE IL PICCO EPIDEMIOLOGIOCO DEL MORBILLO PER IMPORRE IL DECRETO SUL VACCINO OBBLIGATORIO PER LE FAMIGLIE È INACCETTABILE ED INCOSTITUZIONALE. E’ UNA TANGENTE LEGALIZZATA . E’ UN FATTO CRIMINALE. CI OPPONIAMO ALLE LOBBY FARMACEUTICHE CRIMINALI“.
IMPOSIMATO CHIEDE COSA STIA FACENDO IL M5S: “SCENDIAMO IN PIAZZA PER UNA PACIFICA MA DECISA FORMA DI DISOBBEDIENZA CIVILE”
Imposimato, ultimamente critico verso le scelte politiche del M5S si domanda; “E il M5S cosa fa?La decisione del governo è contro. ‘I protocolli europei che in tema di prevenzione vaccinale, indicano nell’informazione, raccomandazione, garanzie e coinvolgimento di tutti gli attori, i punti centrali di una politica efficace e concreta‘, Scendiamo in piazza per pacifica ma decisa forma di disobbedienza civile. No alle tangenti legalizzate”.
http://www.freedompress.cc/vaccini-mattarella-firma-decreto-legge-lorenzin-imposimato-tangente-legalizzata-un-criminale/
http://www.stopeuro.org/vaccini-mattarella-firma-il-decreto-legge-lorenzin-imposimato-e-una-tangente-legalizzata-un-fatto-criminale/

Il “fratello” Romano Prodi, globalizzatore in grembiulino

Caro, vecchio Romano Prodi? Macchè: «Non è certo quel pacioccone bonaccione, quel bravo curato e padre di famiglia che è stato presentato all’immaginario collettivo degli italiani». Nonostante il piglio bonario, il professore bolognese «è un personaggio molto tagliente, molto abile, anche molto attento al proprio “particulare”». Un soggetto a tutto tondo, da raccontare: il Prodi “segreto” sarà tra gli argomenti del secondo volume di “Massoni”, che Gioele Magaldi sta per stare alle stampe. Con una sorpresa, tra le tante: «Prodi è anche lui parte di una rete massonica sovranazionale». Presidente dell’Iri e grande privatizzatore, poi capo del governo, presidente della Commissione Europea, advisor della Goldman Sachs. E, nel frattempo, anche massone: «Tra coloro che hanno contribuito in senso pessimo, per l’Italia e per l’Europa, agli svolgimenti politico-economici nell’era della globalizzazione, cioè nel post-1992, c’è il “fratello” Romano Prodi», il cattolico democristiano che nel 1978 evocò il nome “Gradoli” – per indicare il luogo della prigione di Moro – raccontando di averlo  “ricevuto” nell’ambito di una seduta spiritica. Prodi supermassone? Ebbene sì: parola di Gioele Magaldi. Che, per il secondo volume della serie, potrebbe avvalersi del contributo di una superstar della massoneria mondiale, come il controverso George Soros.
Nel “primo round” delle sue clamorose rivelazioni – silenziate dal mainstrem in modo tombale – Magaldi ha scontato una critica ricorrente: non aver documentato le sue affermazioni, spesso esplosive, al punto da ridisegnare la mappa del vero potereRomano Prodimettendo in relazione personaggi come Monti, Draghi e Napolitano con il mondo internazionale delle 36 Ur-Lodges che rappresentano il supremo vertice delle grandi decisioni. In realtà, Magaldi è stato chiaro dal principio: «Ogni mia affermazione è documentabile, dispongo di 6.000 pagine di dossier. Sono pronto a esibirle, se qualcuno contesterà quanto ho scritto». Ma gli interessati, naturalmente, si sono ben guardati dal fiatare: molto meglio la congiura del silenzio. E ora, dopo “La scoperta delle Ur-Lodges”, si avvicina la pubblicazione del sequel, “Globalizzazione e massoneria”, con retroscena sulla svolta oligarchica che ha svuotato le democrazie occidentali, imponendo politiche di rigore (e oggi anche terrorismo targato Isis) affidate a docili esecutori: come lo stesso Prodi, la cui vera identità – secondo Magaldi – è sfuggita alla maggior parte degli italiani. Un uomo dipotere, in grembiulino. L’elettorato di sinistra lo ricorda con nostalgia? Sbaglia: il primo a metterlo in croce, quand’era a capo della Commissione Ue, fu Paolo Barnard su “Report”, che presentò il ritratto di un cinico tecnocrate, schierato con i peggiori oligarchi.
Prodi è stato l’unico a battere Berlusconi, due volte su due? Vero, ammette Magaldi, parlando a “Colors Radio”: all’inizio, «quel grande carrozzone che è stato l’Ulivo individuò in modo perfetto, in Prodi, il suo leader». E Berlusconi, «grazie ai buoni uffici della Lega di Bossi, fu defenestrato, nel ‘94». Poi l’interregno di Lamberto Dini e quindi l’arrivo di Prodi nel ‘96. Con che esito? «L’effetto del governo Prodi è stato così ottimo, traghettandoci così bene in Europa, che nel 2001 Berlusconi ha rivinto». Poi c’è stata la seconda vittoria prodiana del 2006, di stretta misura, presto naufragata tra il Pd veltroniano, Bertinotti e Mastella, fino a rimettere Berlusconi al potere nel 2008. Certo, «Berlusconi si è rovinato con le sue mani: non è stato all’altezza della situazione». Ma a pesare, nel fallimento di Prodi, «sono state le pessime azioni di governo, da parte di Prodi e di tutti coloro George Sorosche l’hanno accompagnato: il centrosinistra italiano, con Prodi e gli altri, non ha saputo produrre unapolitica lungimirante per questo paese». In altre parole, per Magaldi, «Prodi non ha saputo interpretare il post-1992 in un senso utile a costruire benessere, non dico uguale ma almeno di poco inferiore a quello della Prima Repubblica».
Al pari del centrodestra di Berlusconi, il centrosinistra «ha fatto scempio dell’interesse del popolo italiano», piegandosi all’élite eurocratica. E quindi, «che benemerenza c’è nel fatto che Prodi si sia alternato a Berlusconi, battendolo?». In pratica, «sono due facce della stessa medaglia: centrodestra e centrosinistra si sono alternati senza nessuna vera differenza nella gestione di un paese che dipendeva da linee progettate altrove: costoro hanno soltanto fatto da esecutori, secondo una commedia dell’arte per cui, magari, apparentemente, mettevano ingredienti diversi, ma la sostanza rimaneva la medesima». Linee progettate altrove: nei santuari dell’oligarchia finanziaria e industriale che – partendo dai circuiti esclusivi delle superlogge internazionali – dirama vere e proprie direttive, declinate attraverso think-tank e organismi paramassonici (Trilaterale, Bilderberg, World Bank, Fmi) per poi scendere, a cascata, fino ai governi nazionali, a leader come D’Alema, Prodi, Renzi. A volte, poi, l’élite supermassonica Monti e Draghi“commissaria” direttamente un paese: è accaduto con il “fratello” Monti, «che rappresenta quanto di peggio può offrire la rete massonica sovranazionale in senso neo-aristocratico».
«Ho più rispetto e stima per un Mario Draghi, che reputo più pericoloso», dice Magaldi. «Monti è un massone che è stato vittima della propria tracotanza, della propria retorica manipolatoria. E appena ha avuto l’occasione di passare dal “back-office” al “front-office”, ha fallito miseramente per eccesso di narcisismo, avendo creduto lui stesso alla retorica che i media italiani avevano creato attorno alla sua figura e alle meraviglie presunte del suo governo». Per Magaldi, Mario Monti è comunque «un grande sconfitto, in questo tentativo di devastazione industriale, economica e sociale dell’Italia: ci ha provato, ha fatto dei danni, ma poi è stato preso a calci nel sedere dall’elettorato». Dopo di lui è arrivato Enrico Letta, che secondo Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, è un “paramassone”, in realtà in quota all’Opus Dei. «Non ne sentiamo la mancanza», assicura Magaldi. «Nessun rimpianto: se c’è una cosa buona che ha fatto Renzi, a parte la legge sulle unioni civili, è stata quella di aver mandato a casa Enrico Letta e il suo soporifero governo, che peraltro riprendeva e ricalcava pienamente le politiche di Monti». Quanto alle tentazioni massoniche dell’ex “rottamatore”, Magaldi si è già espresso più volte: «Renzi ha ripetutamente bussato alle porte della supermassoneria reazionaria, attraverso il Council on Foreign Relations, ma non gli è stato aperto». A differenza del “fratello” Romano Prodi, che invece – secondo Magaldi – siede da lunghi anni nel salotto buono della super-massoneria di potere.
fonte http://www.libreidee.org/2017/06/il-fratello-romano-prodi-globalizzatore-in-grembiulino/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

martedì 6 giugno 2017

Magaldi: 007 complici dei kamikaze, chi lo nega è bugiardo

«Toglietevi dalla testa l’idea che i servizi segreti non siano al corrente dei preparativi terroristici in corso: se la strage avviene, significa che settori dell’intelligence l’hanno consentita». Parola di Gioele Magaldi, all’indomani dell’ennesimo attentato di Londra, avvenuto pochi giorni dopo quello di Manchester. Attentati “false flag”, targati Isis, opportunamente confezionati – come già in Francia, Belgio e Germania – per produrre una politicasecuritaria: non stupisce oggi la premier Theresa May che dice “adesso basta, cambiamo le regole del nostro vivere”. Meno libertà per tutti? E’ esattamente l’obiettivo delle vere “menti” degli attentati-kamikaze, nient’affatto islamiche. Attentati che, peraltro, continuano a risparmiare l’Italia. E non a caso, secondo Magaldi: «Da noi, gli apparati di sicurezza lavorano lealmente, con professionalità. Laddove comunque dovessero emergere delle falle nella sicurezza – aggiunge Magaldi – sappiamo per certo che ci sarebbe lo zampino di qualche complice, all’interno delle istituzioni preposte alla vigilanza. Perché è matematicamente impossibile che i preparativi di un attacco, in Italia come in tutta Europa, sfuggano alla rete dell’intelligence: e chi dice il contrario mente, sapendo di mentire».
Nel bestseller “Massoni, società a responsabilità illimitata”, Magaldi svela il ruolo – anche nell’incubazione del neo-terrorismo – di Ur-Lodges supermassoniche internazionali come la “Hathor Pentalpha” fondata dal clan Bush, implicata nell’11 IncappucciatoSettembre. E ora, ai microfoni di “Colors Radio”, denuncia quelle che definisce evidenti complicità nella carneficina in corso, dimostrate anche dalla puntuale, apparente “impreparazione” delle forze di polizia, inglesi e francesi: «Cose assurde, incredibili: personaggi lasciati circolare da un posto all’altro a preparare attentati. Invece della sorveglianza c’è stata quasi un’osservazione benigna, come a dire: “Fa’, pure, perché per qualche motivo ti devo lasciar compiere il tuo attentato”. Quindi, per favore, non raccontiamoci frescacce». Troppi strani “errori”, nella rete di protezione: «Se ne sono accorti persino i media, solitamente “ovattati” e autocensurati». In realtà, aggiunge Magaldi, «è anormale il funzionamento dei servizi antiterrorismo in Francia, in Gran Bretagna e ovunque si siano verificati attentati di questo tipo».
Si punta a produrre paura generalizzata, che può aver avuto un effetto drammatico anche nell’incidente di Torino, con la folla impazzita di paura per l’esplosione di un petardo davanti al maxischermo che trasmetteva in piazza la finale di Champions: «Se si sollecita l’immaginario collettivo nel senso del terrore, è facilissimo che queste onde si trasmettano». Dobbiamo abituarci, insiste Magaldi: «C’è una maestria nel diffondere questa psicosi». C’era stato un momento quasi di assuefazione, dopo gli attentati francesi (Charlie Hebdo, Bataclan, Nizza) e ora c’è un nuovo salto di qualità. «Si vuol far credere che l’attentato è imprevedibile, che può succedere ovunque, dietro casa, in piazza, al concerto, come se noi non fossimo costantemente nella capacità di prevenire, intercettare, filtrare informazioni». La gente, forse, non sa come opera «un sano ed efficace antiterrorismo», quello delle reti di intelligence. «Chi conosce questi mondi – spiega Magaldi – sa perfettamente che è Theresa Mayimpossibile sfuggire ad una sorveglianza adeguata, a meno che coloro che sorvegliano non si “distraggano”, e lo facciano in malafede, in connivenza con chi poi li esegue, gli attentati».
Anziché credersi in pericolo costante, i cittadini farebbero meglio a «chiedere ai governi di essere protetti efficacemente, ma senza subire restrizioni alla loro libertà». In questo, aggiunge Magaldi, «è sospetta la reazione di Theresa May all’ennesima odiosa carneficina: proprio la tolleranza e il rispetto delle libertà individuali sono ciò che la retorica del terrorismo combatte». Addio libertà? E’ esattamente l’obiettivo dei burattinai del terrore, che si nascono dietro sigle come l’Isis. «Dietro ci sono interessi non integralisti, ma che utilizzano l’integralismo religioso per promuovere regimi di vita in senso non tollerante, repressivo e illiberale nei paesi occidentali», continua Magaldi. «Ricordiamoci che la prima stagione del terrorismo globale, quella di Al-Qaeda, negli Usa ha prodotto le norme del Patriot Act, leggi liberticide che hanno limitato la libertà di movimento e diverse Uomo-ombralibertà civili dei cittadini americani, sostanzialmente conseguendo proprio quegli obiettivi che il terrorismo dice di perseguire, cioè la trasformazione in senso antidemocratico e illiberale dell’Occidente».
Per Magaldi, il retroscena è geopolitico: chi sperava di “reincarnare” Al-Qaeda nello Stato Islamico per prolungare illimitatamente la “guerra infinita”, oggi è in difficoltà. «L’elezione di Donald Trump ha rappresentato un fattore disorientante per chi era pronto a declinare la “parte due” del copione, riguardante l’Isis, e ora ci sono dei colpi di coda». Che fare?Innnanzitutto non cedere alla paura, come vorrebbero gli strateghi occulti del terrore: «Bisogna tenere la barra dritta, sapendo che qualunque penetrazione attraverso le maglie dell’antiterrorismo e dell’intelligence ha precise responsabilità istituzionali». E quindi «non è certo limitando la libertà dei singoli, dei gruppi o del vivere civile occidentale che si consegue efficacemente la protezione dei cittadini». Il problema è, semmai, «cercare le mele marce». Magaldi lo ripete con la massima chiarezza: «In Francia, a Londra e ovunque accada un evento terroristico, se Gioele Magaldiaccade perché l’intelligence e l’antiterrorismo non hanno fatto il loro mestiere, e non certo perché c’è una società che consente la libera circolazione delle persone e la tutela deidiritti individuali».
Questo va chiarito, «altrimenti non si spiega perché, per esempio, in Italia – dove l’intelligence e l’antiterrorismo funzionano molto bene – finora non ci sono stati attentati». Qualcuno potrebbe dire: ma ce ne saranno, prima o poi. «Quando ci fossero – scandisce Magaldi – sarà perché qualcuno magari avrà tradito o avrà allentato il controllo per favorire la realizzazione di qualche attentato». Impossibile che qualcuno colpisca, con successo, eludendo le reti di sicurezza: di questo, Magaldi si dice certissimo. «Con gli attuali strumenti (risorse umane sul territorio e dotazioni tecnologiche) è assolutamente possibile prevenire attentati, ovunque. Quindi non è vero che c’è una loro imprevedibilità. Gli attentati sono spesso prevedibili, dunque prevenibili», e chi sostiene il contrario «mente, sapendo di mentire». In passato, peraltro, non è sempre andata così liscia: al contrario, l’Italia è stata colpita tante volte, dal terrorismo. Il motivo per cui non è più successo, «e probabilmente non succederà», ribadisce Magaldi sta nella lealtà e nell’impegno delle nostre forze di sicurezza. E aggiunge, a mo’ di avvertimento: «Se dovessi essere smentito, a quel punto saprò dove puntare il dito, con nomi e cognomi».

fonte http://www.libreidee.org/2017/06/magaldi-007-complici-dei-kamikaze-chi-lo-nega-e-bugiardo/

Foa: perdiamo tutti, se la nostra democrazia non conta più

Viviamo in uno strano mondo, in cui un genitore insegna ai propri figli quelli che considera valori sani e inviolabili: il rispetto della Costituzione, della democrazia come espressione della sovranità. Gli spiega che quando avrà 18 anni potrà votare, scegliere il partito che più lo rappresenta. Gli racconta che in Parlamento si approvano le leggi e gli spiega cos’è un paese. A scuola, questo bambino studia i confini e la storia, coltiva un’identità e scopre le proprie radici familiari e nazionali. Cose normalissime. Un tempo. Già, perché quando compirà 18 anni si accorgerà improvvisamente che quella realtà e quei valori, costati milioni di vite ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, non valgono più e se proverà a rivendicarli verrà trattato come un eretico, anzi come un pericoloso populista. Non capirà più nulla o forse capirà fin troppo bene cosa significano il conformismo, le pressioni sociali, l’omologazione. Quel mondo, purtroppo, non è ipotetico ma sempre più reale, un mondo in cui principi elementari, anzi fondamentali, come democrazia e sovranità popolare sono considerati scomodi o vengono ridotti a feticci sull’altare della mondializzazione.
E questo dovrebbe farci riflettere. Perché le differenze culturali, identitarie e politiche non devono più valere? Perché tutti i popoli devono assomigliarsi? Perché la famiglia tradizionale non va più bene e deve essere svuotata di significato? Ci rendiamo Marcello Foaconto che la società che si delinea assomiglia sempre di più nella sua forma più ludica a quella descritta da Huxley nel romanzo “Mondo nuovo” e a quella più opprimente del citatissimo “1984” di Orwell? Io credo profondamente nella democrazia, mi scorre nelle vene e non riesco a reprimere l’impulso di parlare, di non tacere. E’ il dovere morale non di fare una rivoluzione ma di difendere quei valori e di contestare l’ineluttabilità della globalizzazione, soprattutto della sua omologazione, che si manifesta anche attraverso il continuo trasferimento di poteri a organismi sovranazionali, talvolta totalmente privi di qualunque legittimità popolare (Ocse, Nato, Oms, eccetera), talaltra diluiti in Parlamenti o altre forme di governance, poco efficaci, di rappresentanza, ridotti ad alibi morali, com’è stato fino ad oggi il Parlamento Europeo.
Chiarisco subito che non si tratta di tornare a società autarchiche e dunque ottusamente protezionistiche, come lascia intendere certo pensiero mainstream; bensì di impostare una nuova forma di convivenza internazionale, in cui l’interesse e i poteri nazionali tornino ad avere il loro peso naturale e in cui i trattati internazionali non siano più calati dall’alto ma siano frutto di negoziazioni tra paesi sovrani e con pari diritti. Non si tratta di fermare il mondo, né di bloccare i commerci, ma di tenere conto anche di interessi che non siano solo quelli sovranazionali, nella convinzione che le democrazie siano ancora oggi il miglior sistema politico e che debba essere preservato, come peraltro lo Stato di diritto (altro valore che i globalisti tendono a Ted Mallochdisconoscere e a sostituire con forme molto strane di giustizia privata, quali gli arbitrati internazionali senza possibilità di ricorso, contemplati nel Ttip).
Ecco perché le forme di protesta politica emerse recentemente in diversi paesi occidentali vanno salutate con favore. Testimoniano la capacità di resistenza di una parte importante della popolazione, l’attaccamento, talvolta istintivo, a quei valori e comunque a un sistema socioeconomico che negli ultimi 70 anni ha permesso un benessere senza precedenti e basato sull’ascensore sociale. La sfida, per chi ha il coraggio di definirsi sovranista, non è ovviamente di assecondare qualunque forma di protesta ma di contribuire alla nascita e allo sviluppo di movimenti culturali, civici e politici in grado di far maturare una risposta solida, concreta, credibile ai globalisti. E di denunciare ogni forma di insidia come quelle di chi prende a pretesto le fake news e le post-verità per imporre una censura alle opinioni scomode e spegnere sul nascere il contagio più pericoloso, quello delle idee. Non farlo significa rassegnarsi a società in cui sarà facilissimo privare ogni cittadino dei suoi diritti elementari e anche delle sue ricchezze personali. Un mondo che continuerà a dirsi democratico, perché la forma verrà rispettata, per trasformarsi nel suo esatto contrario. A voi quel mondo piace davvero?
(Marcello Foa, “A voi questo mondo piace davvero? Le ottime ragioni dei sovranisti”, dal blog di Foa sul “Giornale” del 1° giugno 2017; intervento anticipato a Milano in un convegno su sovranità e globalizzazione organizzato dalla rivista “Logos” e moderato dal giornalista Gianluca Savoini, con oratori del calibro di Ted Malloch – diplomatico e fedelissimo di Trump, in predicato di diventare ambasciatore Usa a Bruxelles – nonché Giulio Tremonti, il politologo Giuseppe Valditara e Thomas Williams, responsabile di “Breitbart Italia”).
fonte http://www.libreidee.org/2017/06/foa-perdiamo-tutti-se-la-nostra-democrazia-non-conta-piu/