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giovedì 22 giugno 2017

Chi ha paura delle mamme contrarie ai vaccini obbigatori?


Il pupazzo dei pupazzi Gentiloni racconta le favolette al senato.





Un venduto che vuole fare carriera, da pupazzo dei pupazzi a pupazzo numero uno.
Questo vorrebbe diventare ,ma Renzino vigila,non gli permetterebbe mai di scavalcarlo.
Tra le solite stupidaggini ci racconta che vuole sapere le intenzioni dell'Europa sui migranti altrimenti minaccia di fare da solo ad assistere,visto la benedizione celeste di Giorgetto Soros(che ha fatto incazzare Renzino,voleva essere lui l'unico referente).
In un paese normale Gentiloni starebbe in galera per alto tradimento.
Quando si ritornerà alla normalità dovrà spiegare parecchie cose,vaccini e Ceta compresi.
Alfredo d'Ecclesia


DIEGO FUSARO: Ius soli e distruzione capitalistica della cittadinanza


mercoledì 21 giugno 2017

Scandalo Vaticano, lobby maltese per business milionari!


Perché i migranti che spettano a Malta per vicinanza alla Libia insieme alla Tunisia li mandano tutti in Italia? Il Papa non vede queste cose, li tratta bene i maltesi, e con noi fa il pietoso come se noi fossimo razzisti, ma lui vuole scansare certe terre e darci tutto a noi l’onere e trattare male i nostri poveri perché i quattro miliardi servono per i migranti e per arricchire chi li ospita, il papa farebbe bene a pensare come tutti i papi e salvare la cristianità, e non farci invadere da chi è contro la nostra religione, se sei un cristiano predichi l’amore, se sei un buon musulmano devi rispettare il Corano, ma purtroppo nel Corano ci sono versetti contro il cristianesimo, il loro profeta era un guerriero e faceva guerre sanguinose, mentre Gesù predicava l’amore. Non cambieranno mai, si stanno vendicando delle crociate con l’aiuto di chi dovrebbe difenderci, cioè gli stessi cristiani
Vaticano, c’è la lobby maltese sotto il Cupolone
In principio furono i cavalieri dell’Ordine di Malta, che per 300 anni, fino alla fine del ’700, governarono il minuscolo Stato nel mezzo del Mediterraneo facendone una roccaforte della chiesa cattolica. Sono passati tre secoli, ma il rapporto tra la Curia di Roma e la piccola isola a sud della Sicilia è ancora fortissimo.
Nell’organigramma del potere vaticano i maltesi occupano posizioni chiave,
a diretto contatto con il Papa. Il banchiere Joseph Zahra, ora vice coordinatore del Consiglio per l’economia, già nel 2011 era approdato a Roma come revisore internazionale della Prefettura per gli Affari economici. Insieme a Zahra, altri quattro esperti di finanza, tra cui l’italiano Maurizio Prato, ex numero uno di Alitalia, dovevano affiancare quello che all’epoca era il principale organo di gestione economica
dello Stato vaticano.
Erano i tempi di Papa Ratzinger, Benedetto XVI, che aveva scelto come secondo segretario privato un monsignore di nazionalità maltese come Alfred Xuereb, classe 1958, dal 1991 nella Curia romana in posizioni sempre più prestigiose. Una nuova promozione arriva nel 2013, quando Papa Francesco, appena eletto, nomina Xuereb suo segretario particolare. Passano pochi mesi e il monsignore maltese diventa prelato della Segreteria per l’economia. Un incarico molto delicato, a maggior ragione in una fase
in cui il riassetto della gestione economica della Santa Sede, tra vecchi problemi e nuovi scandali, era in cima alle priorità di governo del Pontefice.
http://www.stopeuro.org/scandalo-vaticano-lobby-maltese-per-business-milionari/

martedì 20 giugno 2017

REPUBBLICA DI SAN MARINO. Storia di truffe e di imbroglioni


San Marino e le Storie Tese

Per parafrasare quanto state per leggere, Adriano Celentano forse avrebbe usato il sottotitolo di un suo film “Storie di truffe e di imbroglioni”, ma cercherò di limitarmi ai fatti senza esprimere giudizi più di tanto.
Sottolineo in primis ai colleghi che, finalmente, volessero seguire la vicenda che, comunque, quanto di seguito è suffragato da documentazione reperibile anche presso lo stesso Tribunale Unico della Repubblica di San Marino.
Allora, nella più antica Repubblica del Mondo (res publica ovvero di tutti, come però pare non sia neppure lei) infuria la guerra finanziaria tra Banca Centrale ed Asset Banca che si accusano l’un l’altra di nefandezze nei confronti del sistema San Marino, ed i correntisti oltre a tutti i cittadini ne fanno le spese.
Ad oggi però esistono due nefandezze ENORMI, che collegano le due entità in lite e che le rendono corresponsabili di gravissime violazioni del codice penale, della Costituzione e di tutti i trattati finanziari firmati dalla Repubblica, comprese antiriciclaggio e antiterrorismo (che per un Paese che aspira a star fuori dalla blacklist non è il massimo), ma la stampa ed i mezzi d’informazione di quella sedicente Repubblica non ne danno notizia, nonostante sia notizia di interesse collettivo.
Visto che poi, quanto agli atti gli è sempre stato prontamente comunicato ed inviato con tanto di documentazione dal sottoscritto e da altri colleghi, anche questo comportamento sicuramente non giova a buoni pensieri sulla libertà di Stampa nella Repubblica (sic) ma, come si dice, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si imbrocca”.
Già perché nel 2012 ad un esposto ufficiale inoltratole da una cliente clamorosamente truffata da Banca Commerciale Sammarinese (vedi nota in calce) il Capo della Vigilanza, nonché Direttore Generale di BCSM Mario Giannini (già al centro di indagini per altre gestioni) rispose che a suo avviso e dell’organo da lui presieduto non esistevano irregolarità (salvo quisquilie di stampo civilistico).
Il problema di Mario Giannini e di BCSM tutta (compresa l’attuale direzione informata più volte sia delle mancanze di BCS, che di Asset ma soprattutto PROPRIE e della sua ex Vigilanza) è che dall’archiviazione penale di cui alla nota in calce, risulta esattamente l’opposto.
Anzi è proprio nell’archiviazione (inspiegabilmente e, forse, colpevolmente ritardata) che vengono sottolineate le responsabilità addirittura della Vigilanza tutta, oltre quelle della Banca Commerciale Sammarinese (la quale però ricordo venne assorbita da Asset che si assunse ogni pendenza, in virtù di un accordo con lo Stato, ma che, nonostante al corrente dal primo istante delle gravissime irregolarità, anche in aperta violazione delle Leggi locali ed europee su Terrorismo ed Antiriciclaggio, nulla segnalò di tali evidenze a BCSM - la quale comunque come detto era già ben al corrente di tutto – e si guardò bene di segnalare alcunché ad alcuno.
Forse perché  Asset, tra l’altro, aveva nominato uno dei responsabili principali, della truffa di cui sopra o, meglio, colui che avallò ogni operazione relativaad essa, tal Paolo Droghini,  Direttore Generale, nonostante gli pendesse già sulla testa una denuncia penale, le cui ragioni erano note alla banca da cui egli proveniva così come ad Asset sin dal primo momento, mancando ogni crisma di regolarità anche sui sistemi informatici dell’Istituto di Credito.
Ricordo anche infine al Governo di quel Paese, da me personalmente informato sia tramite la loro ambasciatrice a Roma, sia che attraverso comunicazioni dirette (di cui conservo copie) a Capitani Reggenti ed eccellenze varie (compreso il neo DG di BCSM Grais), che sempre nella stessa occasione sia Banca Commerciale che Asset avevano richiesto al cliente, vittima della truffa, il rientro di fidi risultati poi inesistenti da ogni controllo effettuato su ordine del Tribunale. Ovvero, almeno in Italia si sarebbero resi responsabili di tentativi di estorsione che i prodi giudici sammarinesi manco hanno pensato potesse essere presa in considerazione visto che, probabilmente, i tempi di prescrizione più lunghi avrebbero portato guai a qualcuno “in alto” nella catena alimentare della finanza di lassù.
In conclusione, trovo molto inquietante un Paese dove si possano truffare palesemente i clienti (secondo l’interrogatorio del Sindaco Revisore di BCS le posizioni irregolari prive di garanzie e documentazione sono molteplici), resistendo poi in giudizio senza nessun elemento per farlo (e complimenti anche agli avvocati di tutti gli imputati e all’attentissimo loro Ordine professionale!), anzi addirittura con la consapevolezza della propria colpevolezza visto quanto agli atti penali che dimostra come TUTTI fossero al corrente di TUTTO dal primo istante.
Trovo inoltre pericoloso che sempre in quel Paese si possa usufruire dell’appoggio dell’Organo di Vigilanza della Banca Centrale, sostanzialmente a mio avviso nello specifico complice o comunque colpevole di favoreggiamento, omissione ed occultamento, oltre che di falso ideologico.
Trovo incivile che in quel Paese chi viola le leggi (anche internazionali) possa procrastinare i tempi proprio giudizio a danno della vittima delle violazioni, poiché garantiti della “pigrizia” ( o “inadeguatezza”?) dei Commissari della Legge e dell’intero sistema finanziario e giudiziario vigente in quel Paese che, come detto, a fronte di reiterati comportamenti lesivi anche dei diritti umani segnalati ripetutamente a TUTTI  gli organi istituzionali faccia orecchie da mercante, nonostante quanto stabilito dagli accordi internazionali e dalla CEDU.

Un consiglio da chi scrive: se avevate soldi in BCS e non avete ben capito perché sono spariti, forse dovreste domandarvelo e soprattutto chiederlo ad un avvocato, perché con buona probabilità anche la vostra posizione presenterà irregolarità (se così si può dire) e la possibilità di recuperare il maltolto è tutt’altro che una chimera.

Stefano Davidson

Nota: come già agli Atti del procedimento penale archiviato però dal giudice Morsiani per prescrizione intervenuta sul reato di truffa aggravata il quale però ha impiegato DUE anni DUE per chiudere l’indagine ed è incredibile che dal momento della relazione dei Commissari, i quali confermavano a pieno la tesi della vittima, non abbia aggiunto al fascicolo NEPPURE un rigo . Ricordo inoltre che già in prima istanza e per arcani motivi, il giudice Volpinari, poi severamente redarguita dal Giudice delle Appellazioni in sede di riapertura delle indagini, aveva impiegato la bellezza di due anni e mezzo sostanzialmente per NON svolgere alcuna indagine ed archiviare.
Per saperne di più sulla scandalosa vicenda riferirsi a questi link

http://www.imolaoggi.it/2017/03/19/asset-banca-barbara-tabarrini-e-le-regole-della-menzogna-imperfetta/


L’Arabia Saudita conquista le Maldive

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Se si pensa che le Maldive siano un paradiso di atolli distaccato dalla confusione imperante nel mondo, dalle sue guerre e dai conflitti che lo animano, ci si sbaglia. Mai come in questi anni, le Maldive rappresentano uno dei luoghi più interessanti per studiare il fenomeno dell’espansione delle relazioni commerciali dell’Arabia Saudita e, parallelamente, la crescita esponenziale del fenomeno jihadista. Le isole paradisiache delle Maldive sono entrate da qualche tempo nell’orbita di Riad. Un’orbita fatta non solo di investimenti economici nel settore del turismo, ma di una vera e propria pianificazione di inclusione di alcuni degli arcipelaghi delle Maldive nell’asse economico, politico, militare e anche culturale dell’Arabia Saudita. Il fatto che le Maldive siano state uno dei primi Paesi a unirsi alla monarchia saudita nel blocco a Qatar dimostra quanto sia ormai molto forte quest’alleanza tra Riad e Male.
Negli ultimi mesi, l’Arabia Saudita ha dato l’avvio alla realizzazione di un progetto da dieci miliardi di dollari che avrà come luogo prescelto l’atollo di Faafu. Un atollo strategico, a nord delle Maldive, non troppo lontano dall’isola dello Sri Lanka e dalle coste indiane. Qui, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale, Male, i sauditi prevedono di costruirecondomini di lusso, un aeroporto, un porto e una serie di infrastrutture, che renderanno l’atollo una proprietà della monarchia dei Saud nel giro di pochi anni. Una notizia che aveva destato molta preoccupazione nella popolazione locale, impaurita dal fatto che queste nuove costruzioni devastassero la vita degli atolli e l’economia del Paese, oltre che dal fatto che il governo stesse in sostanza vendendo il nord delle Maldive a una potenza straniera.
Come in ogni Paese in cui l’Arabia Saudita arriva con i suoi miliardi di petroldollari, anche le Maldive, negli ultimi anni, hanno assistito a una crescente radicalizzazione dell’islam locale. Anche qui, negli atolli paradisiaci dell’oceano Indiano, è arrivato ilwahabismo, e con essa la cultura del jihad internazionale. Il fenomeno del wahabismo, sconosciuto a un arcipelago in cui la religione islamica era molto più incentrata sulla cultura sufi, vede negli anni una crescita di proselitismo e di violenza, che i sauditi hanno nutrito negli ultimi decenni con l’invio di predicatori e con il finanziamento di centri islamici radicali. Non è un caso che le Maldive siano preda, negli ultimi anni, della formazione di gruppi di foreign fighters che hanno deciso di imbracciare le armi per combattere in Siria e Iraq al fianco del Califfato. Sono circa cinquecento i combattenti delle Maldive partiti per la guerra dell’Isis: un numero non minimo se si pensa alla popolazione del Paese, fatta di 350mila anime disperse su un’infinità di atolli. In particolare, a partire sono giovani senza speranza, chiusi tra il lusso sfrenato dei resort costruiti dalle potenze occidentali e arabe e da un governo che non garantisce una vita dignitosa. Questi giovani, che subiscono l’indottrinamento dei predicatori wahabiti inviati da altre parti del mondo o anche su internet, trovano così nel jihad la loro consacrazione umana.
Nella volontà saudita di conquistare le Maldive, c’è evidentemente un motivo geopolitico non di poco conto. La presenza di porti e aeroporti sauditi nelle Maldive, che possono all’occorrenza diventare anche militari, rappresenta per Riad la garanzia del controllo sulle rotte marittime che collegano il Golfo Persico ai nuovi mercati orientali. Non a caso, anche la Cina ha deciso da anni di investire negli atolli delle Maldive. E non a caso sia Pechino che Riad hanno intrapreso un piano di costruzione di basi militari negli arcipelaghi dello Stato. L’Arabia Saudita ha necessità di tenere sotto stretta sorveglianza le rotte che portano il petrolio saudita nei mercati dell’Estremo Oriente e, in ultima analisi, tenere sotto osservazione anche i movimenti navali che partono dai porti iraniani verso l’Oceano Indiano. La Cina, dal canto suo, ha necessità di controllare la sicurezza dei propri cargo contro eventuali attacchi di pirateria, ma soprattutto di formare quella cintura di sicurezza nell’Oceano Indiano che è rappresentata dalla basi di Gwadar in Pakistan, Gibuti in Africa, Duqm in Oman e Hambantota in Sri Lanka. E cui adesso si aggiungono le Maldive. In questo modo, Pechino non solto controlla le tratte commerciali, ma riesce anche ad avere il quadro completo di tutti i movimenti marittimi nell’oceano Indiano anche, e soprattutto, a discapito del rivale indiano.

fonte http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-alla-conquista-delle-maldive/

Che Guevara: “Esiste un solo sentimento più forte dell’amore per la libertà: l’odio per chi te la toglie”

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Ernesto Che Guevara, al secolo Ernesto Rafael Guevara De la Serna:
“Esiste un solo sentimento più forte dell’amore per la libertà: l’odio per chi te la toglie.” 

 https://disquisendo.wordpress.com/2017/06/15/che-guevara-esiste-un-solo-sentimento-piu-forte-dellamore-per-la-liberta-lodio-per-chi-te-la-toglie/