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domenica 17 giugno 2018

SMART DUST IN ARRIVO: I SENSORI CHE TRACCIANO TUTTO, OVUNQUE


SHIHO TANAKA ARTWORKS
Presto condiremo (we will salt) gli oceani, la terra e il cielo con un numero incalcolabile di sensori invisibili agli occhi, ma visibili l’uno all’altro e ad una varietà di dispositivi di raccolta dati. I vasti flussi di dati sempre più accurati si combinano e interagiscono per produrre cache sempre più significativi di conoscenza” (1).
Esther Dyson, figlia di Freeman Dyson

L’Internet delle Cose è solo un pit stop sulla strada verso lo Smart Dust
Traduzione di NoGeoingegneria
Nel corso del prossimo decennio o due ci si può aspettare di vedere computer di uso generale, sensori e reti wireless, il tutto infagottato in sensori su scala millimetrica, a fluttuare nelle correnti d’aria intorno a noi.
Siccome i processori diventano più veloci e più piccoli, ci sembra di raggiungere un punto di svolta, il nostro progresso tecnologico ci permette di fare qualcosa che non era veramente possibile finora, o almeno non era praticabile. Abbiamo visto i primi computer grandi come una stanza dare il cambio a quelli che stavano sotto la scrivania. Con il tempo anche quelli cedettero il posto a lastre di alluminio e vetro che portiamo in giro nelle borse, e poi computer che si adattano alle nostre tasche, ed è successo di poter pure effettuare telefonate.
Conosciuta come la legge di Bell (ndt: vedi nota 2), questa proposizione è intimamente intrecciata con la ben nota legge di Moore (vedi nota 2)Ma mentre la legge di Moore  sta per morire, la legge di Bell, almeno per un ultimo giro di ruota, sembra ancora valida.
Potresti pensare che il cambiamento di cui sto parlando è l’arrivo del tanto strombazzato Internet delle Cose, ma i dispositivi collegati che vediamo oggi sono davvero solo i primi passi maldestri verso qualcos’altro. Sono una tecnologia di transizione.
Nel corso del prossimo decennio o forse due, ci si può aspettare di vedere – il computer di uso generale, sensori e reti wireless – il tutto infagottato in sensori su scala millimetrica fluttuare nelle correnti d’aria intorno a noi. La polvere intorno a noi diventerà presto intelligente.
Se pensi che questo sia solo una fantasia tecnologica, non lo è. Come ha detto William Gibson “Il futuro è già qui – è soltanto non ancora distribuito in modo molto uniforme“ (ndr rosso+grassetto aggiunto). Il Michigan Micro Mote, il  più piccolo computer al mondo, che misura solo un paio di millimetri, è attualmente disponibile in tre tipologie in grado di misurare la temperatura, la pressione, o di prendere immagini.

Dispositivi collegati sono una tecnologia di transizione. 

Naturalmente, l’idea non è nuova. Kris Pister dell’Università di Berkeley ha coniato il termine “Smart Dust„ (polvere intelligente) a metà degli anni novanta come parte di un progetto di ricerca della DARPA, concludendo: “Programmeremo le pareti e i mobili, e un giorno anche gli insetti e la polvere”.
Se guardiamo in avanti nel tempo in cui tutto sarà smart, e tutto sarà collegato in rete, quando il computing sarà diffuso nel nostro ambiente, la mole di dati scaricati non sarà più una figura retorica ma una dichiarazione letterale. Esisteranno i dati in un alone di dispositivi che vi circonda (ndr e vi entra?) , con il compito di fornire un supporto sensoriale di calcolo ad ogni vostro passo. Calcolando costantemente, consultantandosi tra di loro, prevedono, anticipano le vostre esigenze. Sarete circondati da una rete di sensori distribuiti, di informatica e dati.
Siamo al punto limite del calcolo dove “non un solo passero cadrà” (ndr: tutto supercontrollatoe inevitabilmente le architetture e i protocolli dei dispositivi connessi dell’Internet delle cose di oggi influenzeranno le emergenti architetture delle polveri intelligenti pesantemente nella stessa maniera in cui i protocolli e architetture dell’altro Internet, quello digitale, ha influenzato l’Internet delle cose.
La vera domanda quindi è: chi avrà accesso ai sensori, alla potenza di calcolo e ai datiche essi generano. Che le architetture per la rete delle polveri intelligenti siano peer-to-peer e rendono tale potenza di calcolo e di rilevamento a disposizione di singoli individui, o che siano architetture di rete che centralizzeranno comando-controllo in poche mani.
La diffusione del computing nell’ambiente significherà non solo che la potenza di calcolo è sempre disponibile, ma che questa potenza di calcolo offre la possibilità di un monitoraggio e di una sorveglianza continua. Se pensate ai tipi di informazioni che oggi approssimiamo e determiniamotramite il polling e il campionamento, facendo poi un calcolo, in futuro non dovremo calcolare, ma misureremo.
La prospettiva di polveri intelligenti  mostra gli argomenti intorno all’Internet delle cose in una prospettiva dura. Mostra la terrificante, piu che preoccupante, mancanza di interesse intorno alla  sicurezza delle nostre cose .
Quello che a molte persone manca nell’Internet delle cose è certo questo, di poter collegare un sacco di cose a Internet (ndr: ma siamo proprio sicuri che manca a tanti?). Ma non si tratta di questo. La prospettiva di  polvere intelligente rende evidente, l’Internet delle cose non tratta di  collegare le persone alle cose , o cose a Internet; si tratta di creare sistemi informatici e rilevamento in ogni dove.
Abbiamo bisogno di costruire e progettare le nostre cose per questo, perché è quello che si sta avvicinando. Più veloce di quanto si possa pensare.
FONTE https://motherboard.vice.com/en_us/article/kb7x5n/the-internet-of-things-is-just-a-pit-stop-on-the-way-to- intelligente – polvere

NOTE

(2) Quando i cosiddetti minicomputer apparvero per la prima volta nel 1970, soppiantarono i mainframe sia per le dimensioni che per il prezzo, secondo quanto enunciato dalla Legge di Bell, cioè che circa ogni 10 anni sarebbe comparsa una nuova classe di computer più economici e piccoli. I personal computer, i notebook, gli smartphone ed infine i tablet sono stati la conferma di quanto profetizzato da Bell con la sua legge; per non parlare dell’ultima novità presentata all’ISSCC di San Francisco, un monitor a pressione computerizzata nell’occhio dalla dimensione di pochi millimetri. (vedi qui  https://it.emcelettronica.com/legge-di-bell-dai-mainframe-ai-millicomputer-cambiamento-ogni-10-anni/9 ) 
(3) Tra pochi anni, dopo più di mezzo secolo di la famosa legge di Moore” andrà in pensione.
A breve questa storica legge non avrà più validità e il paradigma dell’informatica, ma anche della nostra società, che si fonda sulle informazioni, cambierà per sempre. (leggi qui 
http://www.centodieci.it/2017/01/legge-moore-non-piu-valida/)

NEWS ‘La vendetta di Moore’ è alle porte e renderà il mondo strano. Quando tutto è intelligente, il potenziale per gli errori stupidi diventa enorme

VIETNAM ANNI SESSANTA
These tiny machines sense their environment, perform basic data processing and communicate with each other—to serve medical, industrial and military purposes.
Better sensors airdropped over the Ho Chi Minh Trail—capable of detecting motion, sound, metal and even smell—guided the massive U.S. air campaign against North Vietnamese supply lines. https://medium.com/war-is-boring/smart-dust-is-getting-smarter-4b062abd7769 But these sensors were huge in comparison to what’s possible now. 
http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/smart-dust-in-arrivo-i-sensori-che-tracciano-tutto-ovunque/

LA 7 LA SETTA

























http://altrarealta.blogspot.it/

Frotterist Bilderberg’s House, la forma del contatto

Club Bilderberg

Grazie ad una giornalista infiltrata, abbiamo scoperto una cosa sensazionale: non c’è nulla da scoprire di particolarmente interessante, osservando dall’interno il gruppo Bilderberg


di Beppe Grillo e il suo Neurologo Marco Sarà.



Quando studiate il comportamento di una formica, non riuscirete a distinguerlo dalle altre. Quello che cambia nel tempo, spesso in modo non facile a replicarsi, è il formicaio. E’ la summa di tutte le formiche a comportarsi in un certo modo, piuttosto che un altro, al fine di perseguire il suo scopo essenziale di organismo vivente: sopravvivere.

Grazie ad una giornalista infiltrata del Daily Mail Online, Sian Boyle, abbiamo scoperto una cosa sensazionale: non c’è nulla da scoprire di particolarmente interessante, osservando dall’interno il gruppo Bilderberg. Proprio come se guardaste tante formiche: non sono interessanti come il formicaio, e ciò che fa il formicaio –a parte sopravvivere- non è a dato sapersi; non sappiamo cosa farà di diverso o di particolare quest’anno per sopravvivere insomma.

Questa faccenda delle formiche ricorda lo studio dei cosiddetti “connettomi”, ad esempio quelli costituiti da neuroni. Se osservi un unico neurone, anche se appartenesse alla testa della persona più intelligente del mondo, non ricaverai nulla riguardo il particolare pensiero che sta attraversando quella particolare testa.

Così, sapere di un Henry Kissinger in sedia a rotelle, del papabile futuro capo del Fondo Monetario Internazionale, Mark Carney che attualmente dirige la Banca D’Inghilterra (che sta per partecipare alla Brexit); Michael O’Leary il CEO delle scatole di sardine volanti della Ryan Air; l’appena nominato presidente del CDA della Holding degli Agnelli, Tory George Osborn anche editore dell’Evening Standard; e l’immancabile Lilly Gruber, John Elkann, il direttore di Limes, Luciano Caracciolo con il CEO di Vodafone, Vittorio Colao con il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, una senatrice a vita, Elena Cattaneo, ben due economisti, Mariana Mazzucato e Alberto Alesina oltre al Direttore Generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi.

Osservati dall’interno non forniscono nessuna informazione interessante oltre ciò che verrebbe da pensare in funzione dei loro ruoli, se presi e considerati uno alla volta. Ma se non c’è nulla da scoprire perché si incontrano? E perché lo fanno soltanto una volta l’anno, costringendo le forze dell’ordine del paese ospite suo incognito-grado a dispiegarsi per proteggerli dagli intrusi, a nostre spese? Un’attività di gruppo finalizzata è il voto ad esempio, ma il seggio elettorale non è un gruppo, anche se lo sembra.

Il voto in realtà è il passaggio degli appartenenti uno alla volta dal seggio, con la speranza che la democrazia produca una novità, uno scatto evolutivo, un nuovo comportamento del sistema insomma (1). Così, il voto democratico e queste riunioni “segrete” appaiono perfettamente opposti.

Le bilde-riunioni sono probabilmente una semplice occasione di promiscuità elitaria, la forma radical chic di uno sciopero o del consiglio della bocciofila sotto casa; raduni ricorrenti per togliere le ragnatele dai lampadari del ballo delle debuttanti senza anima e traccia di humour… insomma vera e propria pura, indispensabile, noia. Anche se l’immagine di Kissinger in sedia a rotelle non riesce ad uscire dalla testa proviamo a pensare ad un vivaio di futuri qualcosa, va bene, ma anche un formicaio ed un’assemblea di vermi che divorano un cadavere sono un vivaio: un gruppo di elementi che, se fa una cosa insieme in un certo momento, è un organismo il cui unico scopo primario è sempre e comunque sopravvivere e verificare che ciò sia avvenuto (nessuno degli altri possibili scopi vanno presi in considerazione, dal momento che il bilderberg si riunisce soltanto una volta l’anno). Riferisce la Boyle che l’argomento trattato dal “vivaio bilderberg” fosse I Populisti, I Flinstones magari.

L’Huffington Post, che riferisce di centesima mano questa esperienza esaltante conclude così: “l’unico rammarico della giornalista è quello di non essere stata in grado di carpire alcuna informazione rilevante: per un altro anno il Bilderberg, è riuscito a mantenere la sua aurea mistica, la sua impenetrabile segretezza, il suo elitarismo. E noi comuni mortali rimaniamo tagliati fuori da tutto”… quello che non c’è da sapere aggiungerei, perché siamo noi a mitizzare questi incontri, l’ex capo della CIA che non trova il bar, insomma non c’è da ridere, non fa ridere, sembra frotterismo collettivo: avvicinarsi e toccarsi a vicenda per vedere se si condivide la stessa preoccupazione, la stessa imprevedibilità. Non pensiamo che i Frotteristi del bilderberg (basta la minuscola) debbano ancora scoprire internet, probabilmente si mandano un VNMR (Vediamoci Nel Mondo Reale) una volta l’anno per sentire, mano nella mano, se qualcosa li fa sudare un po’, sembra che quest’anno fossero “I Populisti” che diventano loro il mito.

Frotteristi del bilderberg (basta la minuscola) non sono lo spettacolo ma una specie di spugna inerte, un condominio di egocentrico tramite di infezioni mentali e preoccupazioni, un test di sopravvivenza al di là degli ologrammi, una roulette per futuri slogan radical chic senza alcuna volontà, speranza o finalità tranne una soltanto: restare lì, sopravvivere. Probabilmente, come ogni altro elemento di un gruppo rigido, nessuno di loro sente di aver un’esistenza del tutto autonoma e allora: the bilderberger’s frotterists, basta la parola (senza maiuscola).



Nota (1) Il voto rispetto al raggruppamento temporaneo occasionale seguito da separazione, rappresenta in modo plastico la riproduzione sessuata rispetto a quella asessuata. Il vantaggio della riproduzione sessuata è di produrre un cambiamento nella specie più ampio di quello che avviene per semplice divisione in due metà, come qualsiasi raggruppamento statico può fare, appunto, dividendosi o ri-dispergendosi nell’ambiente.






http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2018/06/17/frotterist-bilderberg-s-house-la-forma-del-contatto-2026349.html