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martedì 1 dicembre 2015

VIAGGIO NEL CALIFFATO – LA GIUSTIZIA OPPRESSIVA DELL'ISIS

ISIS
DI OMAR AL-WARDI
Molti credono che sotto il controllo dello Stato Islamico (ISIS) si viva in un clima di terrore costante e alcuni pensano addirittura che in queste aree non esista nulla di simile alla vita normale. Io stesso ho scritto molto riguardo ai crimini e alle azioni disumane compiute da questo gruppo nell'est della Siria, in particolare a Raqqa e a Deir el-Zor ed in effetti la maggior parte di ciò che è stato scritto su questo argomento è vero. Tuttavia molti autori hanno scritto adottando un punto di vista limitato e tenendo un occhio chiuso.


Alcuni di loro non hanno mai trascorso del tempo sul terreno e si limitano ad immaginare la realtà accettando gli stereotipi che i media ripetono fino alla nausea. Io sono cresciuto nella provincia siriana di Al-Jazeera e vi sono tornato molte volte da quando l'ISIS ne ha preso il controllo, fermandomi in diverse città per osservare gli atteggiamenti di conoscenti e parenti.
Quando sono andato ad Al-Bukamal per la prima volta dopo che era stata conquistata dall'ISIS nell'estate del 2014, mi sembrava di fare un viaggio verso l'inferno. Ero davvero terrorizzato e in ogni momento mi aspettavo di essere prelevato dal mio veicolo per essere torturato. Pensavo che non sarei mai tornato vivo dal territorio controllato dall'ISIS, avevo ormai interiorizzato l'idea che esso governasse solamente tramite il terrore. Ho rischiato di svenire per la paura ai posti di blocco lungo la strada. Tuttavia, ad eccezione della comprensibile intensità di barriere di sicurezza e checkpoints, non vidi alcuna immagine che corrispondesse agli stereotipi diffusi dai media e da me ormai accettati.
Scoprii che Al-Bukamal era una città inaspettatamente sicura, nella quale le persone non potevano attaccarsi a vicenda, truffare al mercato o riempire le strade di mozziconi di sigaretta. Anzi la città appariva più pulita e salutare di come non l'avessi mai vista. Il fumo era completamente sparito, così come le persone che erano solite sprecare il loro tempo sedute nei caffè. Era una città completamente diversa da quella che conoscevo all'inizio della crisi siriana. Fra gli abitanti, circa 400,000 fra città e villaggi vicini, era emerso un consenso sul governo ISIS. La prova più evidente di questo è forse il fatto che le aree controllate dallo Stato Islamico sono quelle dalle quali è meno probabile vedere partire i giovani alla volta dell'Europa, un punto che in molti sembrano aver sottovalutato. Infatti se qui la vita fosse davvero così infernale, tutti sarebbero partiti per la Germania, l'Austria o persino per la Turchia, invece la maggior parte delle persone sono rimaste e non hanno abbandonato le loro case e la loro terra.
Ho ignorato la famosa domanda: Tu odi lo Stato Islamico? L'ho fatto perché conosco già il motivo per cui alcuni odiano questo gruppo e la domanda alla quale voglio rispondere è invece come possono altri amare un'organizzazione così sanguinaria e criminale che taglia teste e trascina le persone lungo la strada dopo averle uccise e fatte a pezzi. Le risposte sono state realistiche, coerenti e facevano tutte riferimento ad un punto in particolare: l'ISIS ha portato la giustizia nella città.
Ho visto con i miei occhi come la gente di Al-Bukamal non sia più oppressa come nel passato. Qui la maggior parte delle persone che ISIS ha imprigionato sono proprio membri del gruppo. Il regime non esita infatti a punire i propri affiliati qualora dovessero infrangere la legge. Persino un emiro dell'ISIS fu processato e mandato in carcere dal governatore locale quando si scoprì che aveva abusato del suo potere per aggredire persone innocenti.
Questo è il modello di giustizia che l'ISIS si sforza di portare ad Al-Bukamal così come a Raqqa. Le città della regione hanno accettato lo hanno accettato e gli hanno concesso il diritto di usare la violenza per punire i criminali e i trasgressori. Hanno rinunciato volontariamente all'uso della violenza per poter vivere una vita più giusta ed equa. Ai forti non è permesso di dominare sui deboli, né ai ricchi di sfruttare i poveri o ai capi tribù di sfruttare i loro uomini. Tutti vivono equamente, senza alcuna eccezione o nepotismo.
Il fattore più importante che ha convinto le persone ad accettare il “Califfato” è il fatto di poter uscire a qualsiasi ora del giorno o della notte senza essere molestati dall'Esercito Siriano Libero (FSA) o derubati da sedicenti affiliati di Al-Nusra e questo è vero soprattutto per le aree tribali della provincia. Più di una persona mi ha raccontato di come l'onore delle donne non venga mai violato e questo viene confermato anche dai nemici di ISIS nella regione, i quali ammettono che da quando esso ha assunto il controllo, non vi è stata alcuna aggressione a donne o ragazze. Ciò è l'opposto di quanto avveniva sotto Jabhat al-Nusra, quando i bordelli operavano apertamente. Oggi si può stare certi che nella strada da Dar al-Zor ad Al-Anbar, una distanza di oltre 350 km, nessuno si farà del male se rispetterò la legge..
Una delle ragioni principali per cui isis è stato accettato dalla maggioranza è che durante i primi anni della rivolta contro Assad la corruzione qui era dilagante. Prima governarono le milizie che si diedero il nome di FSA, le quali se la spassavano come ladri e banditi e i civili vivevano con l'ansia e la paura di essere molestati e magari uccisi. Poi venne Al-Nusra, preoccupata solo del potere e non della giustizia o di offrire un giusto governo. Fra FSA e Al-Nusra la società andò persa, infatti nessuno osava rivolgersi alle autorità per risolvere le dispute. Una volta che il Califfato prese il controllo della regione, le persone hanno tirato un sospiro di sollievo e si sono sentite meno oppresse.
In realtà i residenti di Al-Bukamal non possono odiare i membri dell'organizzazione e quelli che lavorano con loro quando li vedono tentare di offrire acqua ed elettricità a prezzi accessibili e nemmeno possono odiare l'organizzazione quando vedono che i prezzi sono fissati a livelli ragionevoli. I combattenti dell'ISIS vigilano per loro fino a notte fonda. Questa realtà distrugge l'odio e sebbene alcune persone nell'area non vogliano che il gruppo rimanga al potere, lo desidera invece il debole e anche il povero che non ha nessuno che badi a lui. E' vero che alcuni combattenti hanno privilegi speciali, ma si tratta di una minoranza e non c'è paragone con quelli di cui godono gli ufficiali che prima erano con il governo o quelli dei combattenti del FSA o Al-Nusra.
ISIS ha tutta la capacità morale e materiale necessaria per ricostruire le città di cui prende il controllo e, cosa più importante, possiede la volontà di garantire una vita migliore alle persone. Non è ancora capace di adottare le moderne tecniche necessarie per migliorare le vite delle persone come promette di fare, ma si sforza per ottenerle.
Gli aerei che volano sopra i territori controllati dall'ISIS hanno otenuto solo una vittoria reale e non si tratta dell'uccisione dei combattenti o dell'aver ostacolato i movimenti dell'organizzazione, ma dell'aver impedito al gruppo di offrire servizi alla comunità.
Io cerco di presentare un'immagine realistica dell'ISIS, una che può essere in accordo ma anche in contrasto con quella di un'organizzazione sanguinaria, poiché è impossibile per un regime criminale governare senza offrire sicurezza fisica e sociale. Ma ciò è realmente menzionato per macchiare l'immagine dell'organizzazione.
La domanda è: si è sviluppata una società dello Stato Islamico? Ovvero, l'organizzazione si è integrata nella società? Finora il gruppo non può parlare di una “società ISIS” nel vero senso del termine, poiché la paura e il terrore ancora governano la società. Ma con il passare del tempo, se il regime resterà al potere almeno 3 anni, mi aspetto che si formerà una vera società dello Stato Islamico e questa è la paura maggiore per quanto riguarda le regioni orientali. Da questa società nasceranno idee estremiste e terroriste.

Omar al-Wardi (pseudonimo di un siriano cresciuto nella provincia di Al-Jazira, ora controllata dall'ISIS)
21.11.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANNA MARIA BERTANI

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