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sabato 14 ottobre 2017

Pepe Escobar: LA DINASTIA SAUDITA SI INCHINA A PUTIN

La Dinastia Saudita si inchina a Putin

L’Arabia Saudita si volge alla Russia, il nuovo sceriffo in città
Che differenza può fare, un anno – un’eternità in termini geopolitici. Nessuno avrebbe potuto prevederlo; la matrice ideologica di tutti i ceppi del terrorismo salafita-jihadista – che la Russia combatte senza esclusione di colpi, dall’ISIS/Daesh all’Emirato del Caucaso – che costruisce una via verso il Cremlino e abbraccia la Russia come alleato strategico.


La Dinastia Saudita è rimasta sconvolta dalla riuscita campagna della Russia per impedire il cambiamento di regime in Siria. Mosca stava rafforzando la sua alleanza con Teheran. I falchi dell’amministrazione Obama stavano imponendo all’Arabia Saudita una strategia per mantenere basso il prezzo del petrolio [in inglese] e danneggiare così l’economia russa.
Ora, dopo aver perso tutte le sue battaglie dalla Siria allo Yemen, dopo aver perso la sua influenza regionale in favore sia dell’Iran che della Turchia, indebitata, vulnerabile e paranoica, la Dinastia Saudita deve anche affrontare il fantasma di un possibile colpo di Stato a Riyad contro il Principe Ereditario Mohammad bin Salman, alias MBS, come ha riferito Asia Times [in inglese]. Con così tanta pressione addosso, chi chiamerai in aiuto?
L’acchiappafantasmi definitivo; il presidente russo Vladimir Putin.
In sostanza, la Dinastia Saudita è ossessionata da tre fattori principali; il basso prezzo del petrolio; l’Iran e lo Sciismo; e cosa ne sarà della politica estera statunitense sotto Trump. Esaminiamoli uno ad uno.
Voglio i miei S-400
Fintanto che un reset delle relazioni Mosca-Washington rimane impossibile, anche con l’implosione del Russiagate, i consiglieri dei Saud devono aver capito che il Cremlino non affosserà il suo rapporto strategico con l’Iran – uno dei nodi chiave dell’integrazione eurasiatica.
Mosca continuerà a rimanere allineata con l’Iran attraverso il “Siraq”; questo fa parte dell’alleanza “4+1” (Russia-Siria-Iran-Iraq, più Hezbollah) nel Levante/Mesopotamia, un fatto incontrovertibile (e vincente) sul terreno. E ciò non preclude relazioni sempre più intime della Russia col mondo arabo – come in Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Libia.
Ciò che preoccupa profondamente Mosca è il finanziamento saudita (formale o informale) degli ambienti salafiti-jihadisti all’interno della Russia. Per questo una linea di comunicazione ad alto livello tra Mosca e Riyad sta lavorando per dissipare eventuali incomprensioni riguardanti, ad esempio, il jihadismo in Tatarstan e in Cecenia.
Mosca non crede al cosiddetto (in Occidente) “comportamento aggressivo dell’Iran” in Medio Oriente. Come negoziatore chiave del Piano d’Azione Congiunto Globale (JCPOA), la Russia sa molto bene che il programma missilistico iraniano è in realtà l’obiettivo fondamentale dell’imminente rottamazione dell’accordo sul nucleare iraniano ad opera di Trump.
Questi missili rappresentano in realtà un deterrente contro ogni possibile attacco statunitense, “condotto da dietro le quinte” o meno. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) di Teheran ha reso chiaro che il programma missilistico non rientra nel JCPOA, e rimarrà attivo.
E qui si inserisce il Memorandum d’Intesa (MOU) tra i sauditi e la Rosoboronexport (l’organismo statale russo per l’esportazione di mezzi militari) firmato a Mosca per l’acquisto del sistema missilistico S-400; del sistema Kornet-EM; del TOS-1A; dell’AGS-30; e ultimo, ma non meno importante, del nuovo Kalashnikov AK-103.
La storia di successi dell’S-400 è inequivocabile. Lo ha acquistato l’Iran, lo ha acquistato la Turchia, e adesso lo acquisterà l’Arabia Saudita – anche dopo aver acquistato una fortuna in armi statunitensi durante l’ormai famigerata visita con tanto di “danza delle spade” di Trump a Riyad.
Quindi non c’è da meravigliarsi che, dopo le notizie sull’S-400, il Dipartimento di Stato americano, puntuale come un orologio svizzero, abbia approvato la possibile – questa è la parola operativa – vendita di 44 lanciatori THAAD e 360 ​​missili all’Arabia Saudita, per un totale di 15 miliardi di dollari, un ottimo affare per Lockheed Martin e Raytheon.
La Defense Security Cooperation Agency del Pentagono ha dichiarato: “questa vendita favorisce la sicurezza nazionale e gli interessi della politica estera degli Stati Uniti, e sostiene la sicurezza a lungo termine dell’Arabia Saudita e della regione del Golfo di fronte alle minacce iraniane e di altri paesi della regione”. I più cinici prevedono già una battaglia tra gli S-400 iraniani e i THAAD sauditi, “moderata” dagli S-400 sauditi.
Noi siamo la nuova OPEC
Re Salman potrà già essersi imbarcato sul volo della Saudi Arabian Airlines, ma il vero architetto della svolta in favore della Russia è MBS. Il petrolio in Arabia Saudita rappresenta l’87% dei ricavi di bilancio, il 42% del PIL e il 90% delle esportazioni. MBS sta scommettendo tutte le sue carte sul programma Vision 2030 [in inglese] per “modernizzare” l’economia saudita, e sa molto bene che sarà impossibile farcela se il prezzo del petrolio è basso.
Al forum Russia Energy Week di Mosca, il Ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Khalid A. Al-Falih, ha dichiarato che l’offerta pubblica iniziale per la Saudi Aramco – un fattore chiave per i fondi del Vision 2030 – avverrà nella seconda metà del 2018, contraddicendo i funzionari sauditi, che avevano dichiarato in precedenza che l’offerta pubblica iniziale era stata rinviata ancora una volta al 2019. E nessuno può sapere se avrà luogo alla Borsa di New York o no.
Nel frattempo, la priorità resta l’accordo OPEC/non-OPEC (con la Russia in prima fila) per “stabilizzare” il prezzo del petrolio, concluso nel novembre del 2016 per ridurre la produzione. Il Presidente Putin ha temporaneamente accettato che l’accordo possa essere esteso oltre il marzo del 2018, cosa che verrà discussa in dettaglio nella prossima riunione dell’OPEC, a Vienna, alla fine di novembre.
L’accordo può certamente essere considerato una misura puramente strategico/economica per stabilizzare il mercato petrolifero – senza sovrapposizioni geopolitiche. Eppure, l’OPEC è destinata a diventare un animale nuovo – con la Russia e l’Arabia Saudita a decidere de facto dove andranno i mercati petroliferi globali, e poi dirlo agli altri membri dell’OPEC. Cos’avranno da dire a riguardo, tra gli altri, Iran, Algeria, Nigeria e Venezuela, è una domanda senza risposta. L’obiettivo a malapena nascosto è quello di portare il prezzo del petrolio nella fascia dei 60-75 dollari al barile entro la metà del prossimo anno. Certamente un buon affare per l’offerta pubblica iniziale Saudi Aramco.
Sono stati conclusi molti altri accordi a Mosca – come tra la Saudi Aramco e il Fondo di Investimento Diretto russo (RDIF), che hanno siglato un investimento da 1 miliardo di dollari per dei progetti di servizi petroliferi in Russia, più un altro miliardo di dollari per un fondo tecnologico.
Questa sinergia implica che l’Arabia Saudita sta investendo nelle principali risorse energetiche russe e la Russia, per esempio, sta fornendo gas all’industria petrolchimica saudita e sta riducendo i costi di trivellazione/produzione. Certamente un ottimo affare per Vision 2030.
Il nuovo sceriffo in città
Dire che la svolta saudita nei confronti della Russia sta scuotendo i nervi di tutta la Beltway [letteralmente: “la tangenziale”, locuzione inglese che indica la città di Washington, circondata, appunto, da una tangenziale]è un eufemismo. La CIA non è affatto affezionata a MBS. Gli enigmi relativi all’11 Settembre sono destinati a riemergere.
Ciò che è chiaro è che la Dinastia Saudita ha capito che non può rimanere a guardare i cammelli mentre la grande carovana dell’integrazione eurasiatica prende velocità. La Russia ha oleodotti che attraversano gran parte dell’Eurasia. La Cina sta costruendo linee ferroviarie che collegano tutta l’Eurasia. E non abbiamo parlato dei progetti specifici sino-sauditi che fanno parte della Nuova Via della Seta (BRI).
I giorni in cui Re Abd al-Aziz e Franklin Delano Roosevelt forgiavano una partnership strategica a bordo dello USS Quincy nel Canale di Suez sono passati; i giorni in cui Washington costringeva l’Arabia Saudita ad aumentare la produzione petrolifera e ridurre i prezzi per indebolire l’URSS sono finiti; i giorni della jihad afgana sono finiti. Gli USA non dipendono più dal petrolio della Dinastia Saudita. E ritorno di fiamma dei jihadisti è il nome del gioco sulla sicurezza.
Potrebbe essere troppo presto definire la svolta saudita verso la Russia la svolta del secolo [in inglese]. È sicuro, però, che potrebbe cambiare le carte in tavola. Mosca sta per diventare il nuovo sceriffo in città, in quasi tutte le città dell’Asia sudoccidentale, e lo sta facendo alle sue condizioni, senza ricorrere alla dialettica della Colt. MBS vuole la cooperazione energetica/militare? La avrà. MBS vuole meno cooperazione russa con l’Iran? Non la avrà. L’OPEC vuole aumentare il prezzo del petrolio? Fatto. E per quanto riguarda gli S-400? Gratis – più o meno – per tutti.
*****
Articolo di Pepe Escobar pubblicato su The Saker.is
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.
[le note in questo formato sono del traduttore]
http://sakeritalia.it/medio-oriente/la-dinastia-saudita-si-inchina-a-putin/

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6026

martedì 10 ottobre 2017

Stefano Davidson NESSUN DOGMA allo Studio Rosai


SI APRE LA SESTA STAGIONE ESPOSITIVA DELLO STUDIO ROSAI CON LA PERSONALE DI STEFANO DAVIDSON DAL TITOLO NESSUN DOGMA, QUASI ARIA DI UN MELODRAMMA TEOLOGICO CHE METTE IN SCENA I PERICOLI DEI FANATISMI RELIGIOSI, MA SI PONE ANCHE QUALE VERIFICA DI OGNI CONVINZIONE. LO FA CON MEZZI IBRIDI E TECNICHE “MISTICHE”, TRA INSTALLAZIONE CONCETTUALE E PROVOCAZIONE DADAISTICA E PSICHEDELICA. INAUGURAZIONE VENERDÌ 29 SETTEMBRE ALLE 18.37, PRESSO SALONE ROSAI DI FIRENZE, VIA TOSCANELLA 18/nero (PRIMO PIANO)

lunedì 2 ottobre 2017

VACCINI: LA PERICOLOSA PERDITA DELL’IMMUNITÀ NATURALE!!!


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VACCINI: LA PERICOLOSA PERDITA DELL’IMMUNITÀ NATURALE
Secondo la visione corrente la tecnologia vaccinale rappresenta il trionfo dell’umanità sui disegni “difettosi” di Madre Natura.
Peccato che a quella scienza autoincensatasi “non democratica”, va ricordato che l’evoluzione naturale non produce meccanismi difettosi, anzi.
L’allattamento al seno per esempio è il metodo di protezione immunologica specificamente adatto a tutte le esigenze del neonato. Oggi sappiamo infatti che numerosi componenti bioattivi contenuti nel latte materno conferiscono una determinata e importantissima protezione immunologica.
Come il latte in polvere non può competere con il latte materno dal punto di vista nutrizionale, così i vaccini non possono competere con il latte materno dal punto di vista dell’immunità.
Questo è assodato, anche se viene sempre dimenticato dalla medicina ufficiale.
Ecco perché la qualità dell’alimentazione (della madre in gravidanza e del neonato) continua ad essere un fattore cruciale nel determinare la funzionalità delle difese immunitarie nei bambini più grandi e negli adulti.
PERDITA DELL’IMMUNITÀ NATURALE
Il sistema immunitario dei neonati è immaturo e non è in grado di gestire in modo efficace i virus naturali e nemmeno i virus artificialmente attenuati contenuti nei vaccini.
Le madri naturalmente immuni – ossia quelle che hanno contratto le malattie virali durante l’infanzia – proteggono i loro bambini da queste malattie con il trasferimento passivo della loro immunità tramite la placenta durante la gravidanza e tramite il latte materno dopo il parto.
Se una madre è naturalmente immune, un’eventuale esposizione del bambino al virus durante l’allattamento porterebbe a un’infezione del tutto asintomatica con conseguente immunità a vita per quel particolare virus. Se il bambino invece viene esposto per la prima volta a quel virus soltanto dopo lo svezzamento, egli contrarrà la malattia naturalmente senza tante problematiche e acquisirà comunque una immunità a vita. Così funziona in Natura.
Le malattie virali sono sempre state definite “malattie infantili” proprio perché prima dell’istituzione delle vaccinazioni obbligatorie venivano contratte prevalentemente durante l’infanzia.
I bambini erano protetti dall’immunità materna, mentre gli adulti erano coperti dall’immunità a vita che avevano acquisito durante l’infanzia. Oggi non è più così perché l’impiego dei vaccini ha cambiato drasticamente questo schema!
In Natura l’esposizione naturale ai virus avviene tramite le mucose (bocca, occhi, naso, ecc.), mentre la maggior parte dei vaccini virali vivi attenuati e inattivati viene somministrata mediante una iniezione. Questa via di esposizione totalmente innaturale induce la produzione di anticorpi a livello del siero e non delle mucose. Differenza questa fondamentale per comprenderne i rischi intrinseci.
Poiché solo l’esposizione delle mucose contribuisce alla produzione di anticorpi nella ghiandola mammaria, le madri vaccinate non hanno la capacità di trasferire gli anticorpi indotti dal vaccino ai loro bambini mediante l’allattamento.
Per questi motivi nei primi anni ’90, quando il morbillo era ancora endemico negli Stati Uniti, nei bambini nati da madri vaccinate era stato riscontrato un rischio maggiore di contrarre quella malattia rispetto a quelli nati da mamme naturalmente immuni. Va ricordato che negli Stati Uniti la vaccinazione anti morbillosa obbligatoria era stata avviata nei primi anni Sessanta, quindi negli anni Novanta le donne (vaccinate e non coperte) erano in piena età fertile avendo trent’anni…
L’uso persistente del vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia, ma non solo, ha privato una generazione di madri e soprattutto i loro bambini dell’immunità naturale contro le rispettive malattie virali.
I vaccini virali vivi attenuati riducono l’incidenza generale delle corrispondenti malattie virali rendendo il nostro corpo inaccessibile ai virus di tipo selvatico per un periodo che va da 3 a 5 anni dopo la vaccinazione.
Ma così facendo esse impediscono alla maggioranza della popolazione umana di sviluppare l’immunità naturale senza tuttavia eradicare completamente il virus prima che nasca una nuova generazione di bambini privi di immunità naturale.
Queste blande malattie infantili sono diventate pericolose perché noi esseri umani le abbiamo rese tali.
Negli Stati Uniti si è cominciato a vaccinare contro il virus della varicella a metà degli anni Novanta e presto avremo una generazione di madri e bambini senza immunità naturale, prima della completa eradicazione del virus. Dobbiamo porre termine alla vaccinazione di massa contro la varicella prima che capiti questo, altrimenti questa malattia diventerà un morbo pericoloso per la generazione dei nostri nipoti, così come lo è il morbillo per i nostri neonati.
L’interruzione del ciclo naturale del trasferimento di immunità fra la madre e il bambino è una conseguenza pericolosa e irreversibile delle attuali campagne di vaccinazione di massa.
Il paradosso dei vaccini è che riducono l’incidenza generale delle malattie infantili ma le rendono enormemente più pericolose per la generazione successiva…
VINCERE LE BATTAGLIE MA PERDERE LA GUERRA
Le malattie virali possono causare complicanze mortali solo nei neonati non protetti dall’immunità materna e negli individui gravemente malnutriti o immunodepressi.
Un grave problema che può subentrare dopo una malattia virale o insorgere spontaneamente è una malattia batterica invasiva come la polmonite, la meningite o l’encefalite.
Pochi sanno che i vaccini coprono soltanto una frazione minima della grande biodiversità dei ceppi batterici. Quando si eliminano quelli per i quali i vaccini sono stati creati, altri ceppi prendono il sopravvento e crescono a dismisura.
La pertosse è l’esempio perfetto di una campagna di guerra mal condotta contro i batteri.
Negli Stati Uniti era una malattia in declino negli anni precedenti quando era in uso il vaccino antipertosse a cellule intere. Quest’ultimo però avendo rivelato uno scarso livello di sicurezza, a metà degli anni 90 venne sostituito con il vaccino antipertosse acellulare.
In seguito negli Stati Uniti la pertosse ha cominciato a riemergere nonostante l’estensiva copertura vaccinale.
Il vaccino per la pertosse acellulare include proteine isolate ricavate dal batterio B. Pertussis. Esiste però un altro ceppo batterico che può causare la pertosse il B. Parapertussis.
Il nuovo vaccino acellulare garantisce protezione solo contro il pertussis ma non contro il parapertussis, mentre il vecchio vaccino è efficace contro entrambi i ceppi.
RISCHI DELLE VACCINAZIONI
In conclusione la tecnologia vaccinale è estremamente rischiosa non solo per il contenuto di adiuvanti (formaldeide, antibiotici, frammenti di DNA animale e/o umano, ecc.) e di metalli tossici (alluminio, sale di mercurio, ecc.) che possono scatenare patologie anche gravissime (allergiche, autoimmunitarie, croniche e neurodegenerative) ma perché stanno trasformando innocue – ma importanti dal punto di vista evolutivo – malattie esantematiche infantili in pericolosi fardelli tossici per i neonati delle nuove generazioni.
Immunizzando i neonati oggi stiamo creando bambini e futuri uomini e donne non immunizzati naturalmente contro le malattie. Il problema serio è rappresentato dalle bambine, le quali saranno delle madri prive di immunità per se stesse e quindi non in grado di passare ai figli gli anticorpi adeguati mettendoli così a rischio.
Vacciniamo oggi per creare danni domani!
Queste sono cose note all’immunologia ufficiale, per cui la domanda che sorge spontanea è: perché continuano imperterriti su questa errata e innaturale strada? Forse le lobbies farmaceutiche vogliono predisporre l’intera umanità futura a gravissimi rischi epidemici?
Ai posteri (non vaccinati) l’ardua sentenza…
Tratto dal libro “I vaccini sono un’illusione” della d.ssa Tetyana Obukhanych, immunologa.
https://disquisendo.wordpress.com/2017/10/02/vaccini-la-pericolosa-perdita-dellimmunita-naturale/

Ecco il CETA voluto dall’Unione Europea, schiava delle Multinazionali: Gli italiani non mangeranno pasta con grano canadese? Il Canada chiederà i danni!



Sembra incredibile: con uno stratagemma degno dell’avvocato Azzeccagarbugli – a questo ormai è ridotta l’Unione Europea dell’euro e delle multinazionali – la Commissione Europea di Junker sta provando ad applicare il CETA calpestando le prerogative dei Parlamenti di ventisette Paesi europei! Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, ci racconta cosa stanno combinando a Bruxelles. Il 26 settembre il CETA al Senato. Prepariamoci a sputtanare a vita PD e Forza Italia 
Nel raccontare quello che sta succedendo non sappiamo se ridere o piangere. Abbiamo lasciato il CETA – il trattato commerciale tra Unione Europea e Canada approvato dal Parlamento Europeo (con il voto favorevole di PD e Forza Italia sul fronte italiano) – in sospeso. Ci avevano detto: adesso la parola passerà ai Parlamenti dei 27 Paesi europei: se verrà approvato da tutti i Parlamenti, così dicevano, si applicherà. Ma siccome i Parlamenti di alcuni Paesi europei non ne vogliono sapere di approvare il CETA (Francia e Belgio in testa), ecco la novità: uno stratagemma truffaldino per iniziare ad applicarlo in barba ai Parlamenti dei 27 Paesi della UE!
Ricordiamo che il CETA è un trattato internazionale voluto dalle multinazionali. Il ‘succo’ è il seguente: le multinazionali andranno a fare affari in Canada nel settore industriale, nei servizi e in altri settori. In cambio, però, i canadesi chiedono che i loro prodotti agricoli e agro-industriali (per esempio, i prosciutti) vengano acquistati dall’Unione Europea.
Tra i prodotti che i Paesi della UE debbono obbligatoriamente acquistare c’è il grano duro prodotto nelle aree fredde e umide del Canada. Si tratta di un grano duro fatto maturare artificialmente, con l’ausilio del glifosato (COME VI ABBIAMO RACCONTATO QUI). Un grano duro che non dovrebbe essere utilizzato nemmeno nella dieta degli animali perché pieno di contaminanti, segnatamente glifosato e micotossine DON (COME VI ABBIAMO RACCONTATO QUI).
Il CETA, come già ricordato, non piace ai governanti di tanti Paesi della UE. E non piace, soprattutto, ai cittadini europei. I francesi e i belgi, come già ricordato, sono contrari. In Italia, grazie a due partiti politici – PD e Forza Italia – il CETA dovrebbe essere approvato sia dalla Camera, sia dal Senato.
Il partito di Renzi e il partito di Berlusconi, come già ricordato, hanno già votato sì al Parlamento europeo. E si accingono a farlo anche in Italia. Il 26 settembre il CETA sarà al Senato – già incardinato dal solerte presidente Piero Grasso (il mancato candidato alla presidenza della Regione siciliana per il centrosinistra…) – per essere approvato. Poi toccherà a Montecitorio.
Ma il ruolo dell’Italia ‘tappetino’ degli ‘europeisti’ di Bruxelles potrebbe non bastare. Perché, come già detto, mezza Europa è fatta da Paesi con Parlamenti che il CETA non l’approveranno mai, pena rivolte popolari.
Ecco che la Commissione Europea presieduta da Jean-Claude Juncker ha aguzzato l’ingegno: applicare, grazie a un sotterfugio, il CETA, alla faccia dei Parlamenti dei 27 Paesi della UE e, quindi, della democrazia.
Per capire cosa stanno combinando a Bruxelles abbiamo chiesto ‘lumi’ a Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, l’associazione che raccoglie consumatori e produttori di grano duro del Sud Italia. GranoSalus, per la cronaca, conduce una battaglia (alla quale partecipa attivamente questo blog) in favore del grano duro del Sud Italia.
GranoSalus ha anche promosso le analisi su otto marche di past industriale italiana (QUI LE ANALISI SULLE OTTO MARCHE DI PASTA INDUSTRIALE PRODOTTA IN ITALIA).
Allora presidente De Bonis, che sta succedendo?
“Succede che nell’Unione Europea è a rischio da democrazia: il presidente della Commissione europea, Junker, vuole iniziare ad applicare il CETA senza aspettare i pronunciamento dei Parlamenti dei ventisette Paesi della UE”.
Ma se c’è l’impegno ad aspettare il pronunciamento dei Parlamenti dei ventisette Paesi ome fanno a ignorarlo?
“Vogliono aggirarlo”.
Come?
“Con una furbata. Utilizzando un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea”.
La magistratura europea che sta provando a sdoganare gli OGM in Italia?
“Per l’appunto”.
E in che cosa consiste questa furbata?
“La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata su un accordo commerciale tra UE e Singapore. Trattandosi di questioni commerciali – questa la sintesi – i giudici di questa magistratura europea hanno stabilito che non c’è bisogno di un passaggio parlamentare. Il presidente della Commissione Europea, Junker – un soggetto che nessuno ha eletto – sta provando, proditoriamente, ad applicarlo anche per il CETA”.
Certo che ce ne vuole di sfacciataggine! Milioni di persone, in Europa sono contro il CETA e la Commissione Europea prova ad applicarlo calpestando le prerogative di ventisette Parlamenti!
“Purtroppo è questa l’Unione Europea di oggi: un’Unione Europea prigioniera delle multinazionali. In tutto questo c’è anche una novità che definire incredibile è poco”.
Cioè?
“Ai canadesi la battaglia che si sta combattendo qui nel Sud Italia contro il loro grano duro non va proprio giù. E hanno fatto sapere che, nel caso in cui gli italiani si dovessero rifiutare di acquistare e mangiare la pasta prodotta con il loro grano duro, chiederanno i danni all’Italia”.
E’ uno scherzo, vero?
“No, purtroppo non è uno scherzo: è la verità”.
Quindi è un messaggio – di che genere lo lasciamo decidere ai nostri lettori – a GranoSalus e a tutti quelli che si battono contro il grano canadese che arriva in Italia con le navi, compresi I Nuovi Vespri…
“Praticamente sì. Stanno dicendo all’Unione Europea: fate tacere questi casinisti del Sud Italia che stanno scatenando un pandemonio. Insomma, per dirla in breve, ci vogliono mettere a tacere. Ma noi, ovviamente, continueremo la nostra battaglia. E siamo in buona compagnia: anche i francesi e i belgi non ne vogliono sapere del CETA”.ù
Quindi questo trattato internazionale può essere applicato solo con una forzatura antidemocratica?
“E’ nei fatti: come ho già detto, stanno provando ad applicarlo con un sotterfugio, con la creazione di una corsia preferenziale. Julker e i suoi amici dicono: intanto lo applichiamo in tutt’e ventisette i Paesi della UE con la scusa del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sul trattato commerciale con Singapore. Poi si vede”.
Passerà questa linea?
“Non lo so. Dipende da come reagiranno i cittadini. A me risulta che in Francia e in Belgio si preannunciano problemi. E anche in altri Paesi europei potrebbe essere così”.
E l’Italia?
“L’Italia, paradossalmente, potrebbe giocare un ruolo importante. Il 26 settembre, com’è noto, il Senato della Repubblica è chiamato a pronunciarsi sul CETA. Bene, se l’assemblea del Senato dovesse ‘bocciare’ questo accordo tra UE e Canada lancerebbe un messaggio a tutta l’Unione Europea per bloccare il CETA”.
Ma a noi risulta che PD e Forza Italia sono per l’approvazione del CETA.
“Anche a noi risulta così. E infatti dobbiamo gridarlo forte: PD e Forza Italia, se dovessero fare approvare il CETA al Senato, metterebbero a rischio la salute di milioni di cittadini italiani, soprattutto bambini, e creerebbero i presupposti per lo smantellamento del grano duro del Mezzogiorno d’Italia. E’ bene che queste cose i cittadini italiani li sappiano in tempo, se è vero che la primavera del prossimo anno di andrà a votare per le elezioni politiche nazionali”.
Se è per questo qui in in Sicilia si voterà alle elezioni regionali il prossimo 5 novembre.
“Meglio ancora. Avete la possibilità di informare i cittadini siciliani sui pericoli del CETA: pericoli che, come ho già sottolineato, riguardano la salute delle persone e il futuro di una Regione che, insieme con la Puglia, è la più importante Regione italiana per la produzione di grano duro”.
Questo lo stiamo facendo e continueremo a farlo. Quanto al Senato, conoscendo Piero Grasso, non escludiamo che il 26 settembre l’argomento CETA sparisca dall’ordine del giorno…
“Non credo proprio. Junker e la Commissione spingono affinché il Senato italiano approvi a tamburo battente il CETA”.
Se dovesse andare così, PD e Forza Italia si sputtanerebbero. Passerebbero come i partiti politici che hanno svenduto la democrazia. Sarebbe un suicidio elettorale: in Sicilia e poi alle elezioni politiche nazionali.
“Me ne rendo conto. Ma credo che Junker e la Commissione Europea abbiano bisogno del sì del Senato italiano per provare ad ammorbidire i Paesi europei contrari al CETA”.
L’Italia – attraverso l’accordo tra Renzi e Berlusconi – dovrebbe genuflettersi alla UE controllata dalle multinazionali.
“Praticamente sì”.
E gli altri Paesi europei contrari al CETA che faranno? Si adegueranno al ‘tappetinismo’ italiano?
“Mi auguro di no. I francesi e i belgi, per citare due casi, mi sembrano pronti allo scontro”.
P.S.
Non sappiamo come finirà il 26 settembre al Senato. I Nuovi Vespri si impegnano a pubblicare i nomi dei senatori che eventualmente voteranno sì al CETA. Nomi e cognomi di tutti i senatori pro-CETA, per invitare gli elettori a non votarli mai più.
Ovviamente, sarà l’ulteriore occasione per invitare i Siciliani a non votare PD e Forza Italia alle elezioni regionali del 5 novembre.     
Da: I Nuovi Vespri
https://ununiverso.it/2017/09/27/ecco-il-ceta-voluto-dallunione-europea-schiava-delle-multinazionali-gli-italiani-non-mangeranno-pasta-con-grano-canadese-il-canada-chiedera-i-danni/

INDIPENDENZA DA COSA?



Chiunque abbia a cuore la sovranità dei popoli non può che provare empatia per qualsiasi causa di autodeterminazione, soprattutto se conclamata dalle immagini di una popolazione che lotta per le strade per respingere la polizia inviata ad impedire la celebrazione di una consultazione popolare.
Tuttavia, la partita in atto contro le élite finanziarie è complessa e richiede pragmatismo e strategia. Proviamo a porci questa domanda: supponiamo che oggi la Catalogna si stacchi dalla Spagna, e che questo inneschi altre spinte centrifughe riguardanti i baschi, i corsi, i bretoni, i fiamminghi, l’Alto Adige etc… staremmo per questo realizzando l’Europa dei popoli liberi? L’Europa della piccole patrie? L’Europa delle identità? Oggi, nel contesto nel quale siamo, non ne sono affatto sicuro.
Non ho un’opinione compiuta sui fatti catalani, e plaudirei senza esitazione alla volontà indipendentista catalana se fossi sicuro che il neo-Stato avesse un piano di emancipazione dalle élite finanziarie alle quali, oggi, è soggetto come parte del perimetro spagnolo. Infatti, è l’indipendenza dall’occupazione finanziaria la prima che va cercata, che è di gran lunga superiore a qualsiasi altra forma di occupazione, inclusa quella militare.
Ecco, io questa sicurezza non ce l’ho. Anzi, stando ai dati in mio possesso, nel contesto attuale ritengo che l’eventuale nuovo Stato catalano verrebbe facilmente assorbito nei meccanismi burocratico-finanziari di Bruxelles e della City di Londra, ed avrebbe ancora meno potere contrattuale di quanto non ne abbia già oggi all’interno del perimetro giuridico spagnolo.
Qualsiasi decisione strategica deve essere accompagnata da un piano. Ad esempio, da anni ripeto a chi si affretta a sostenere l’uscita tout-court dall’Euro di spiegare dove intende andare, con quali mezzi e con quale strategia. Stesso dicasi per i trattati militari (NATO), commerciali etc. Non basta “uscire”, bisogna avere un piano ed avere almeno una chance di trovarsi, dopo l’uscita, in una posizione migliore, di maggiore sovranità rispetto a prima, altrimenti è meglio star fermi e costruire le condizioni necesssarie. Questo stesso principio, oggi, lo applico alle rivendicazioni indipendentiste.
A me sembra che la causa catalana, infatti, non diversa da quella di altre regioni ricche europee, nasca dalla rivendicazione di autonomia amministrativa, non finanziaria. E’ rivolta, cioè, contro l’”occupazione” politica dello Stato centralista, non contro quella finanziaria esercitata dalla Troika e dalle sue propaggini bancarie attraverso l’inganno del debito. Difatti, viene rivendicata la gestione autonoma del budget fiscale, dei vincoli di bilancio, ma non si denunciano i meccanismi di asservimento finanziario, quei meccanismi automatici che sono figli di trattati europei perversi e ingannevoli.
Non ho notizie di alcuna critica radicale dei catalani rispetto al debito fittizio verso la BCE, rispetto alla minaccia del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), rispetto al meccanismo perverso del fiscal compact che sta attuando un piano di deflazione e svalutazione programmata dell’intera Eurozona. Se leggessi qualcosa del genere, potrei accettare la scelta indipendentista come strumentale ad un disegno più ampio di emancipazione finanziaria e quindi autenticamente politica del popolo catalano, finalizzata a ricostituire quella triade popolo-territorio-sovranità che caratterizza un’autentica comunità politica.
Mi sembra, insomma, che Barcellona non disponga di alcun modello economico-sociale alternativo a quello neo-liberista, e che non guardi a Madrid come ad un nemico, quanto piuttosto come ad un antagonista, un concorrente nella corsa autolesionista a sottoporsi alla dittatura delle élite burocratico-finanziarie. Posta così la questione, potremmo addirittura trovarci alla soglia di una ricomposizione degli Stati nazionali europei in unità frazionate, più deboli e assoggettabili a piani di indebitamento più efficaci perchè adattati alle caratteristiche socio-economiche di entità maggiormente omogenee, il tutto  all’interno di una cornice compiutamente neo-liberista.
In più, di certo, possiamo aggiungere già da ora che nella situazione di oggi (lo sottolineo) la Catalogna indipendente implicherebbe anche la rinuncia dei catalani ad avere un peso nelle decisioni internazionali, un ruolo nelle scelte militari, geopolitiche, nelle assisi internazionali dove si fanno gli accordi sul commercio, sull’energia, sui flussi migratori, indebolendo peraltro anche il peso specifico della Spagna post-scissione.
Resisterei, quindi, alla tentazione di plaudire alla Catalogna “libera”… e mi domanderei piuttosto se nel contesto attuale questa mossa non crei piuttosto le premesse per una ulteriore sottrazione di sovranità popolare, prestando alla Troika un nuovo lembo di terra sul quale esercitare il proprio dominio, con minore resistenze rispetto al passato.
Alberto Micalizzi
fonte https://albertomicalizzi.com/2017/10/01/indipendenza-da-cosa-2/

Riprendersi l’anima


facebook_event_1125241540857606Questo articolo è per tutti quelli che si sentono frustrati e insoddisfatti, quelli che hanno sempre sentito di essere destinati a qualcosa di più grande del solito tran tran quotidiano che si trovano a vivere; a quelli che soffrono quando vedono questo pianeta deturpato o un innocente maltrattato; a quelli che hanno sempre cercato di dare un senso alla propria esistenza senza mai riuscirci veramente.
A volte è dura essere tra i risvegliati: si è continuamente pervasi da un senso di insoddisfazione e si percepisce come una  dolorosa sensazione di incompiuto all’interno del proprio cuore.  Queste emozioni così fastidiose sono il grido, soppresso, della nostra anima che si dispera per essere ascoltata.
Ma cosa è l’anima? Per spiegare brevemente l’anima, o se superiore con a volte viene chiamata, non si può prescindere dal fare un breve riferimento allo spirito. Spirito è quella coscienza creatrice che ha dato e, continuamente da, vita a tutto ciò che è. Quella volontà che è alla base di tutto ciò che esiste: possiamo chiamarla Dio, universo, fonte o in cento altri modi. Lo spirito con la creazione dell’illusione della terza dimensione, ha deciso di separarsi e di individualizzarsi in innumerevoli altre coscienze, da qui nasce l’anima, che altro non è che una porzione distinta, ma sempre in contatto, di quel tutto che noi qui chiamiamo spirito. L’anima è quindi la nostra essenza, quella volontà che ha deciso di incarnarsi in questa terra per compiere un esperienza di limitazione e per crescere in consapevolezza.
Purtroppo, una volta preso possesso del corpo, l’anima si trova a dover fare i conti con quello che, all’atto della creazione, doveva essere un mero strumento a sua disposizione, creato perché essa potesse esprimere se stessa con i mezzi limitati della terza dimensione. Quello strumento è la mente, la quale, nella maggior parte degli esseri umani, ha finito per assumere un ruolo determinante e preponderante, fino a privare il se superiore del suo stesso scopo all’interno dell’esistenza. Per capire bene a quali limitazioni ci costringe la mente, consiglio la visione di questo ottimo documentario: “Lo sfidante”, dove la mente viene addirittura descritta come uno strumento fornito da entità negative al fine di controllare e rendere docile ai loro scopi l’essere umano. Che questo sia vero oppure no, al momento, non ci interessa, quello che ci interessa è comprendere in che modo la mente riesca ad essere tanto invadente da annullare, a volte totalmente, la volontà di un individuo e quindi la sua anima. La mente è come un computer potentissimo che elabora senza sosta tutti i dati che riceve dall’esterno, per esterno possiamo qui intendere qualunque fonte di dati o informazioni che provengano dal di fuori di noi stessi, quindi televisione, scuola, amici, conoscenti, mezzi di informazione e quant’altro. L’azione principale della mente è quella di ripetere ed elaborare all’infinito tutti questi dati. Ora, in quei rari individui che hanno un anima abbastanza evoluta da gridare il proprio disappunto e quindi da far valere se stessa, l’attività della mente può avere una parziale guida, questo vuol dire che il costante chiacchericcio può avere una certa finalità e che le inclinazioni, i desideri e le finalità di una persona possono corrispondere, almeno in parte (in rarissimi casi totalmente), agli scopi dell’anima. Nella stragrande maggioranza delle persone questa incessante attività mentale è totalmente priva di una guida e si finisce per ripetere all’infinito, e senza il minimo giudizio, qualunque informazione ricevuta dall’esterno che sia preponderante all’interno della propria memoria. Quindi, se un individuo ha, ad esempio,  ricevuto durante l’infanzia una maggioranza di dati negativi: che possono essere emozioni, causate, nello specifico, da maltrattamenti; o anche solo informazioni di natura negativa che sono penetrate nella memoria a seguito di un continuo assoggettamento, volontario o casuale, ad informazioni di quella natura, esso continuerà a memorizzare una maggioranza di dati negativi e, di conseguenza, a ripeterli ed analizzarli di continuo.  Va da sé che, in una società come la nostra, in cui siamo letteralmente bombardati da informazioni di natura negativa, quindi più tendenti all’odio che all’amore, la mente tende a ripetere sempre informazioni negative che portano a generare emozioni di uguale natura quali paura, odio, tristezza ecc. Quel che è peggio poi è che tendiamo ad identificare noi stessi con la mente, quindi con questo ripetere incessante di concetti ricevuti dall’esterno.
Ora, il punto fondamentale da comprendere per cercare di riconnettersi con la propria anima, è che essa parla il linguaggio dell’amore o, detto in altri termini, comunica con vibrazioni elevale che sono quelle legate all’amore, a differenza di quelle legate all’odio e alla paura che sono di frequenza più bassa. In uno scenario nel quale, quindi, la mente è totalmente sopraffatta da dati ed emozioni di natura negativa essa è totalmente sconnessa dall’anima e, tra di loro, stentano o sono addirittura impossibilitati a capirsi. Forse adesso a qualcuno verrà in mente il motivo per cui la nostra società tenda ad inondarci di informazioni tendenti all’odio, o direttamente a somministrarci onde di bassa vibrazione che hanno diretta influenza nel nostro inconscio. L’anima fa paura a chi ci controlla perché essa è ciò che ci connette alla creazione e al nostro scopo superiore che è quello di essere un tramite, per raggiungere lo scopo finale: quello di eliminare, a piccoli passi, il male e quindi la dualità per cercare di realizzare un esistenza migliore oltre, naturalmente, all’elevazione dell’anima stessa. Tutte le anima decidono di venire al mondo con questo scopo, moltissime danno il loro contributo al grande disegno in maniera inconscia, altri, pochissimi, lo fanno consapevolmente e sono naturalmente questi ultimi a portare avanti in misura, di gran lunga maggiore, lo scopo finale. L’anima siamo noi e in essa è racchiuso il nostro scopo per l’esistenza. Per questo si parla così poco dell’anima: essa viene nascosta da chi ci controlla perché è il tramite tra la mente e lo spirito e l’unica che ci può portare a raggiungere lo scopo superiore. Fateci caso: in moltissimi libri, video o articoli si parla della mente o direttamente dello spirito, ma raramente dell’anima. Eppure è quasi impossibile raggiungere dei risultati concentrandosi sulla mente o sullo spirito e prescindere dall’anima.
Altro motivo per il quale è importante ricercare il contatto con la propria anima è quello della realizzazione personale. Chiunque stia leggendo questo articolo possiede, sicuramente, un anima altamente evoluta che ha compiuto innumerevoli incarnazioni in questo pianeta, incarnazioni finalizzate alla crescita ed evoluzione, come abbiamo accennato sopra, dell’anima stessa. Le nostre anime sono quindi davvero stanche di questo pianeta, di ripetere sempre gli stessi sbagli e di essere sempre sopraffatte dall’invadenza della mente. Esse, a differenza delle anime più giovani, non trovano più alcun piacere nel relazionarsi a questo mondo di terza dimensione e cercano solo la strada più breve per poter evolvere e farla finita, una volta per tutte, con questo ciclo di incarnazioni che, purtroppo, continua a ripetersi fino a che l’anima non raggiunge il proprio scopo. Per questo, a volte, la vita può essere per noi così dura: perché sono gli ostacoli che ci spingono a riflettere sul nostro agire e, di conseguenza, a migliorarci. Per questo inoltre la legge di attrazione per noi non funziona, o lo fa solo per crearci problemi: perché al se superiore non frega niente di farci avere una villa al mare o una macchina che fa i 300 km orari, essa vuole solo progredire e, il più delle volte, il viziarci con giocattoli costosi, va nella direzione opposta. Per tutti questi motivi diviene imperativo per noi anime evolute cercare di relazionarci il più possibile con la nostra anima. Soltanto in questo modo potremo trovare la pace interiore e continuare nella gioia il nostro cammino sapendo che stiamo adempiendo lo scopo per il quale siamo venuti ad esistenza in questo pianeta.

Come fare quindi a ritrovare noi stessi e il proprio scopo superiore?
Come detto sopra l’anima comunica con frequenze superiori quindi, finché la mente è impelagata nelle proprie divagazioni ossessive che vanno dalla rabbia all’odio, un dialogo è impossibile ed un dialogo è assolutamente necessario perché è alla mente che spetta il compito di tradurre nella forma che comprendiamo meglio, la parola, le informazioni sottili che provengono dall’anima. Bisogna quindi cercare di elevare la frequenza dei propri pensieri, porre una continua attenzione a ciò che si pensa ed in particolare tutti i pensieri che hanno la propria valenza legata all’odio o alla paura. Una volta identificati questi pensieri bisogna analizzarli, chiedersi da dove arrivano e a cosa servono (la risposta è sempre niente). Il solo porre l’attenzione a questi pensieri porta all’eliminazione degli stessi. Bisognerebbe poi fare alcune meditazioni giornaliere in cui ci si concentra a tenere in silenzio la mente:  Concentrarsi a tenere a freno i pensieri ossessivi, il continuo ripetere situazioni passate o prefigurare eventi futuri, il ripetere fino alla nausea melodie musicali o addirittura l’imprecare; bisogna sostituire tutto questo con il silenzio, il sacrosanto silenzio che per niente piace alla nostra mente.  Dobbiamo fare questa cosa tutti i giorni dal momento che è un ottimo esercizio per arrivare a controllare e tenere a bada, con il tempo, il computer impazzito che è nella nostra testa. Bisogna porre l’attenzione continuamente al qui e ora, quindi a quello che si sta facendo, in ogni momento: mentre si cammina, ad esempio,  fare attenzione alla sensazione dei propri passi sull’erba o sull’asfalto, fare attenzione al proprio respiro, al battito cardiaco, all’ambiente circostante e, di nuovo, quando arrivano, ai propri pensieri, ed analizzarli ancora e ancora. E’ necessario sforzarsi a trovare il bello in ogni cosa, eliminare i conflitti e allontanare tutto quello che non ci fa sentire bene. Bisogna passare meno tempo ad ascoltare notizie di bassa vibrazione e più tempo ad elevare la propria con pensieri di pace e di amore. Importante è anche fare attenzione, il più spesso possibile, al proprio stato d’animo e al proprio livello energetico e cercare di allontanarsi da quelle persone, luoghi o situazioni che ci fanno sentire di cattivo umore, stanchi, tristi, spaventati e, di conseguenza, ad abbassare le nostre vibrazioni. E’ molto utile inoltre migliorare il proprio benessere fisico facendo sport e cercando di mangiare cibi più sani.
Il primo risultato dell’elevazione della propria vibrazione è una sensazione di gioia e di leggerezza che non si credeva di poter provare, la sensazione di essersi tolti un peso che ci aveva oppresso durante tutto il corso della nostra esistenza e questo già vale lo sforzo ma, l’ulteriore risultato è che, in questo modo, si risveglia la propria anima, la si convince che, in fondo, non tutto è perduto, e la si spinge a riattivarsi per realizzare il proprio progetto con, questa volta, l’aiuto preziosissimo della mente stessa che fino ad allora era stata un ostacolo. In questo modo la nostra mente comincerà, pian piano a far conoscere se stessa, le proprie aspirazioni e il proprio volere. Ci farà sapere quando siamo nella giusta direzione o quando stiamo inciampando nei soliti errori. Ma come si fa a riconoscere la voce dell’anima? A differenza della mente le comunicazioni del nostro se superiore avvengono in forma non verbale, sono conoscenze che vengono impresse improvvisamente e senza nessun preavviso all’interno della nostra consapevolezza al di fuori di qualunque processo verbale, processo che invece servirà in seguito per elaborare tali conoscenze. Detto questo è fondamentale saper distinguere le informazioni che provengono dalla mente da quelle che provengono dall’anima: la mente ci parla con ragionamenti lunghi e ripetitivi, instancabili giri di parole che, rarissimamente, esprimono qualcosa di nuovo, per lo più sono elaborazioni e ripetizioni di conoscenze ricevute dall’esterno. La voce della mente invece ci stupisce per la sua immediatezza, le sue informazioni sono sempre inaspettate e tali da non poter essere raggiunte con il ragionamento. Queste informazioni, come accennato, entrano direttamente a far parte della nostra conoscenza senza bisogno dell’elaborazione linguistica mentale: semplicemente si sa una cosa, senza sapere come e perché si sa. L’anima inoltre non si ripete mai e del tutto inutile è chiedere conferma di un informazione che si è già ricevuta perché quella conferma non arriverà mai. L’anima ci parla solamente quando abbiamo assoluto bisogno del suo sapere e non possiamo raggiungere le informazioni in altra maniera, per questo le sue informazioni ci stupiscono sempre.
Questo articolo continuerà con una seconda e forse una terza parte in cui parlerò, tra le altre cose, delle mie esperienze personali con il riavvicinamento alla mia anima. Parlerò dell’esperienza più dura e, allo stesso tempo, meravigliosa e incredibile che il nostro se superiore ci fa sperimentare: quella della Fiamma Gemella, una vera montagna russa di emozioni impossibili da provare in altri modi. Per ultimo parlerò di quanto possa essere meraviglioso l’essere finalmente nel pieno controllo di se stessi.
Il mio progetto è quello di fare un libro con tutte queste informazioni riguardanti l’anima, gradirei quindi un riscontro da parte dei lettori che mi facesse prendere coscienza dell’interesse per tali argomenti.
Grazie.
Nicola Zegrini
fonte https://ununiverso.it/2017/10/01/riprendersi-lanima/

Non solo olio, formaggio e agrumi – Ecco che l’Unione Europea, con la complicità di Renzi e Di Martina, attacca anche il nostro vino.

vino

Continuano i criminosi attacchi europei alla nostra agricoltura con la complicità di Renzi e Di Martina.Dopo i formaggi,limoni ecc,anche i nostri vini.

All’Europa non bastava voler abbassare gli standard qualitativi nella produzione dei prodotti caseari. Non le basta dunque ammettere la circolazione di formaggi e simili realizzati con oscenità come il latte in polvere. Adesso quella stessa Europa, un abominio burocratico e infame, vuole distruggere i nostri vini. La Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea ha ipotizzato infatti – come fa sapere Coldiretti – “di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini, compresi quelli senza indicazione geografica, di quei nomi di varietà che oggi sono riservati in virtù delle norme comunitarie vigenti”.
Detto altrimenti la Unione Europea vorrebbe consentire l’uso di denominazioni anche laddove non vi sia alcun riferimento geografico e territoriale; in pratica chiunque ed in qualunque parte del mondo potrebbe, in questo modo, mettere in etichetta il nome del vitigno coltivato. Significa che se questo ripugnante testo dovesse passare, potremmo ritrovarci a bere zibibbo, verdicchio, moscato d’asti, falanghina, nebbiolo, primitivo, nero d’avola e non si sa più quanti altri vini che invece di provenire da territori nostrani storici e tradizionali, curati con l’amore di intere generazioni, siano invece stati prodotti in Brasile, Spagna e perfino in Cina.
Il danno maggiore ancora una volta andrebbe, fra tutte le nazioni europee, proprio all’Italia, che è il primo Paese al mondo per produzione vitivinicola, con ben più di cinquecento (!) fra vini a denominazione di origine controllata (Doc), a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e a identificazione geografica tipica (Igt); questo ovviamente senza contare le migliaia di produzioni locali diffuse sul territorio nazionale. Il tutto per un fatturato stimato di circa 12 miliardi, che dà lavoro ad 1,25 milioni di persone.
La colpa più grave in tutto ciò è del nostro Presidente del Consiglio e del suo esecutivo, in particolare il ministro delle politiche agricole Martina, in generale una banda di castrati incapace di difendere il nostro territorio, la nostra agricoltura e dunque la nostra identità. Ma in fondo non c’è da stupirsi, il Pd è lo stesso che ha votato favorevolmente all’accesso temporaneo supplementare dell’Unione a 35.000 tonnellate (!), di olio d’oliva tunisino, senza far pagare a Tunisi un euro di dazio. Attenzione poi perché vi è un’enorme differenza fra “olio extra vergine di oliva” ed “olio di oliva”. Il primo è prodotto direttamente estraendo l’olio dalle olive raccolte (ed in Italia siamo famosi per la sua eccellenza), il secondo è invece un processo chimico mostruoso; viene infatti estratto dalla sansa di olive (ossia lo scarto), tramite solvente, un qualcosa di vagamente edibile, al quale viene aggiunta un’infima percentuale di olio extra vergine della peggior qualità.Oltre a ciò si ricordino altri vergognosi precedenti, come le oltre 200.000 tonnellate di riso cambogiato riversato nella distribuzione europea, anche questo senza pagare dazio alcuno. Inutile ricordare che anche nella produzione del riso siamo i primi in Europa, con oltre 150 varietà coltivate.
Tutto ciò come sempre ricorda sempre più il tremendo trattato transatlantico (TTIP), un patto finanziario tra U.S.A e Ue di solo vantaggio alle multinazionali, favorevoli ovviamente alla liberalizzazione totale e di ogni settore, dalla sanità all’edilizia, dall’allevamento all’agricoltura.Fa dunque ridere –diciamo così- che tanto l’olio tunisino quanto il riso cambogiano rientrino in un piano “di aiuto e solidarietà” verso Paesi disastrati economicamente. Giusto. Ma agli agricoltori italiani invece chi ci pensa?
Di Guido Rossi
Fonte: lintellettualedissidente.it
http://zapping2017.myblog.it/2017/10/02/non-solo-olio-formaggio-e-agrumi-ecco-che-lunione-europea-con-la-complicita-di-renzi-e-di-martina-attacca-anche-il-nostro-vino/