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martedì 3 settembre 2019

CITAZIONI - Eliphas Levi

"Il destino dell'uomo, come abbiamo detto, è di farsi o creare se stesso; lui è e sarà il figlio delle sue opere per il tempo e per l'eternità"

"Tutti gli uomini sono chiamati a concorrere, ma il numero degli eletti, vale a dire quelli che riescono, è sempre piccolo. In altre parole, gli uomini desiderosi di essere qualcosa sono in gran numero e gli uomini di elite sono sempre rari"
Eliphas Levi
Dogme et Rituel de l'Haute Magie - Tome II
(Le Cerimonial des Inities)

Eliphas Levi (il cui vero nome fu Alphonse Louis Constant), nacque a Parigi l'8 febbraio 1810 e moriì nella stessa città il 31 maggio 1875 a 65 anni.

Figlio di un calzolaio entrò in seminario, ma non diventò mai prete.

Tra i suoi iniziatori e maestri vi furono Don Antonio Marino, abate di San Giovanni a Carbonara in Napoli, Alphone Esuirose, studioso di magnetismo animale, il missionario Josè Custodio de Faria, l'alchimista Louis Lucas e i cabalista Hoene Wronski (che gli diede il nome di Eliphas Levi).


Diventò amico dello scrittore Edward Bulwer-Lytton, autore del romanzo esoterico Zanoni e venne iniziato alla Massoneria del Grande Oriente di Francia.

sabato 31 agosto 2019

Aspirazione e Conoscenza


di Bianca V.

Il rendersi conto della prigionia del proprio pensiero inconsapevole, meccanico e ripetitivo, è uno dei momenti iniziali del cammino evolutivo; questa scoperta rende l’aspirante-ricercatore sempre più attento e vigile, all’interno e all’esterno di sé, nel desiderio della liberazione.


Il “sapere di non sapere” è un altro importante passo verso la Ricerca e, poi, verso l’Aspirazione, che è la volontà di avvicinarsi alla Verità che si intuisce essere dietro le apparenze del mondo sensibile.
L’aspirante cerca quindi la Conoscenza, ad ogni livello:
– Per quanto riguarda le conoscenze celate alla popolazione dalla scienza e dall’informazione, egli si rende conto che ciò accade perché tale scienza e tale informazione sono ancora dipendenti dal “potere”.
Quando i pensatori liberi avranno raggiunto una massa critica sufficiente, non sarà più consentito a pochi di tenere in stato di sudditanza i tanti; trasparenza, condivisione delle conoscenze, rispetto per il diritto all’informazione saranno la norma nella società inclusiva del futuro, nella quale si concepirà che il Potere è Servizio. Non si tratta di un idealismo irrealizzabile: intorno a noi vediamo gente sempre più preparata ad “andare oltre ciò che tutti credono”; la ricerca di molti uomini d’intelletto ne è un segnale.
All’avvento di questo nuovo mondo della condivisione e della circolarità delle informazioni, gli “uomini di Buona Volontà” sono chiamati a contribuire affinché sia assicurato a tutti l’accesso a sempre più ampie conoscenze e informazioni.
 Per quanto riguarda le conoscenze ancora nascoste alla maggioranza degli uomini (la vera storia della Terra, l’evoluzione dell’umanità, il succedersi delle razze e delle civiltà remote, la costituzione occulta dell’uomo…), possiamo rintracciare queste informazioni negli insegnamenti “esoterici”, che diventano sempre più “essoterici” con l’avanzamento mentale dell’umanità e la conseguente divulgazione. Tali conoscenze riguardano il Mondo delle Cause, di cui il nostro mondo visibile non è che l’effetto.
Gli individui “pronti”, che si interrogano sulla Conoscenza e lavorano per raggiungere i requisiti necessari ad intraprendere il Sentiero, sentono con profondità che la Verità si svela a chi, avendola intravista, si consacra totalmente ad Essa e che la comprensione del Piano divino si amplia man mano che l’aspirante procede al perfezionamento di sé, curando i tre piani su cui ogni uomo si manifesta: fisico, emotivo, mentale.
Essi considerano il corpo fisico, l’emotività e la mente come strumenti per l’espressione di sé e sono costantemente impegnati a migliorarne “capacità e prestazioni” per meglio servire. In particolare, lavorano affinché l’umanità tutta si elevi dal “piano emotivo”, ove per lo più è situata – in balia di incostanza e vaghezza – al “piano mentale”, ove è possibile produrre fermi atti di volizione ed elevati Propositi operativi. Tali Propositi sono ispirati alla volontà di concretizzare nella materia le qualità dei primi tre raggi della Creazione: Volontà, Amore e Intelligenza.
Le anime “pronte” ritengono infatti essenziale la Prassi, cioè la materializzazione sul nostro Pianeta di Opere ispirate all’Amore intelligente. Considerano l’umanità Una,sentendo profondamente che le piccole vite di ciascuno hanno senso solo se messe al servizio della più Grande Vita di cui siamo parte e che ci sostiene. Riconoscono l’unità dell’intera Manifestazione, espressione di un Grande Essere, anch’Esso in evoluzione, del quale “nulla si può dire”.
Sanno che “tutto è in rete”, proprio come accade per la rete informatica, simbolo fisico della interconnessione globale a livelli più sottili. Considerano, pertanto, che ogni pensiero e ogni azione hanno ripercussioni, nel bene e nel male, in tutto il Pianeta. Nasce da ciò la necessità della vigilanza della Mente e del “focalizzarsi sull’amore”, non nel senso “sentimentale” del termine, ma piuttosto nel senso di un Altruismo consapevole e responsabile che sente la Cooperazione e la Condivisione come il respiro stesso dell’anima.

Il Tempo e il Denaro

Ad un certo punto del Sentiero, l’aspirante-ricercatore si rende conto che il modo in cui gli esseri umani sono soliti trascorrere il Tempo, inseguendo i loro desideri o “interessi”, indica chiaramente che uso facciano della loro esistenza. Useranno il tempo con saggezza se avranno compreso che esso è amico e nemico; risorsa e rimpianto; energia e dissipazione; ricchezza e povertà; opportunità e disperazione:
Noi temiamo la morte perché pensiamo di dover lasciare il nostro corpo, ciò che possediamo, la nostra posizione sociale, i nostri affetti. Ciò che dovremmo temere è il non aver utilizzato il tempo, gli spazi, la bellezza del mondo che ci circonda, i nostri valori di nascita, la nostra intelligenza, le meravigliose possibilità della nostra mente, il nostro corpo, i nostri affetti e i nostri sentimenti, l’entusiasmo, la meraviglia, l’amore, per entrare in contatto sistematico con il nostro essere, per entrare in contatto con Dio. (Cesare Boni, Dove va l’anima dopo la morte?)
Una volta arrivato alla consapevolezza del valore del Tempo, l’individuo risvegliato lo percepisce come possibilità da usare per il Meglio; ha orrore dell’espressione: “Faccio la tal cosa per passare (o: per ammazzare!) il tempo”.
Ad un certo punto del nostro cammino terreno, infatti, ogni attività viene vista in funzione della maggior Luce che può apportare alla coscienza nostra e dell’umanità,con la quale sentiamo di costituire un unico corpo.
In tale visione:
– Comprendiamo l’enorme valore del tempo, spesso disconosciuto o banalizzato: se un individuo ha tutto ma non ha il tempo, è l’uomo più povero del mondo;
– Comprendiamo che imparare a utilizzare il tempo e il denaro è un dovere preciso nei confronti delle forze evolutive; a chi ha avuto più tempo e più denaro la sua stessa coscienza chiederà un rendiconto più intransigente, proprio come a chi ha ricevuto più talenti;
– Comprendiamo che Tempo e Denaro sono ricchezze e opportunità da condividere con gli altri, secondo le circostanze e le necessità;
– Comprendiamo che tutto ciò che si dà ritorna come ricchezza accresciuta al donatore stesso (Legge di retribuzione);
– Comprendiamo che il dare è ovvio e naturale, e non frutto di particolare “bontà” o “generosità d’animo”;
– Comprendiamo che “beneficenza” è termine arcaico e offensivo che lede la dignità di chi riceve e di “chi soccorre”; essa va sostituita con la gratuità spontanea e amorevole;
– Comprendiamo che il dare è giusta restituzione di quanto abbiamo accumulato di superfluo, che “ci appesantisce” e appartiene di diritto ai nostri simili;
Comprendiamo che “dare” e “avere” sono l’inspirazione e l’espirazione dell’universo,dove ciascun regno dà a quelli inferiori e prende da quelli superiori (Legge della Gerarchia);
– Comprendiamo che il Denaro è energia cristallizzata che va fatta circolare a beneficio di tutti e messa al servizio dell’Evoluzione;
– Comprendiamo che la Cooperazione è il segno distintivo dell’uomo risvegliato.
In sintesi, il Desiderio, il Tempo e il Denaro appaiono all’individuo risvegliato risorse da utilizzare al meglio per l’evoluzione, di sé e degli altri, e del cui uso dovrà rendere conto.
L’inizio del Sentiero è, perciò, sempre legato ad una “morte” del desiderio comunemente inteso, ad un doloroso svelamento, ad una “depressione” dell’energia; ad una delusione della coscienza che non trova più dilettevoli i suoi giochi egoistici e crudeli di desiderio, di potere, di arroganza, di facili “successi”, di incosciente deresponsabilizzazione nei confronti del Tempo e del Denaro.
Ma tale morte è nascita per il Sé, che inizia a vivere la sua vita reale. L’uomo è ora un Ricercatore e un Pensatore; diventerà, con la persistenza dell’aspirazione, un Discepolo-Iniziato e, infine, un Maestro.
Articolo di Bianca V.

martedì 27 agosto 2019

Rompere la “Corazza”

di Valeria Pisano

Credo che ognuno di noi sappia di aver messo un bel po’ di strati corazzati attorno al proprio nucleo più tenero…


Secondo gli esperti, sin dalla prima infanzia iniziamo a renderci conto che non possiamo essere ciò che siamo davvero, e non possiamo avere ciò di cui avremmo davvero bisogno.
Quel bimbo o quella bimba avevano voglia di esplorare ogni piccola o grande cosa, di ridere o piangere, di toccare, di essere toccati, di ricevere coccole, baci e carezze, di dire ogni cosa passasse per la mente, di correre e saltare… ogni sgridata ed ogni sguardo di disapprovazione, ogni commento su ciò che si può fare o no, ogni insegnamento e l’esempio costante degli adulti ha spento lentamente tutto ciò, così come ogni delusione o dolore o separazione…
La corazza l’abbiamo costruita gradualmente, per proteggere quella parte di noi che sarebbe potuta soccombere alla disperazione. L’inconscio è un amico fedele, che possiede un manuale infinito di soluzioni e risorse, ed ha saputo nascondere con prontezza e delicatezza, meglio di qualsiasi agente segreto, ogni traccia delle ferite ricevute…
Con la ragione abbiamo aggiunto man mano le spiegazioni, le analisi sul passato, le soluzioni ideate, ed abbiamo ottenuto un adulto completo, che ha la sua vita, la sua famiglia, possibilmente un lavoro, alcuni amici e un contesto sociale in cui è inserito… ammesso che abbiamo raggiunto tutto ciò.
A volte ci sentiamo un po’ soffocare, anche quando non fa caldo… ci sentiamo un po’ stretti nei nostri panni, o distanti dagli altri, sentiamo strane contratture… la cervicale dura, le spalle cariche di peso o rigide, le braccia e le gambe affaticate, stanche, dolenti…
Allora andiamo a cercare qualcosa che ci dia sollievo, e deve essere qualcosa proprio per noi, perchè tutti i tentativi di ottenere dagli altri ciò che ci potrebbe servire falliscono dopo un po’, si scontrano con la barriera che ci isola… se cerchiamo bene,nella direzione in linea con noi, prima o poi facciamo un corso, o seguiamo una disciplina, o ci facciamo fare dei trattamenti energetici e, prima o poi, qualcosa accade…
Si apre qualche spiraglio e si produce qualche crepa nella corazza… ci sono voluti anni per costruirla, il materiale è di prima qualità, e mai potrebbe cedere di colpo; la protezione messa in atto è abilissima, quindi ciò che ci è concesso è qualche piccolo passo per volta…
L’aria circola più liberamente, e porta nuova linfa vitale, possiamo aggiustare il tiro e cercare ancora, in una direzione ancora più adatta a noi… e, passo dopo passo, ci scopriamo… nel senso letterale, cioè permettiamo ad alcune parti di noi di stare allo scoperto, ed anche nel senso che iniziamo a fare scoperte su noi stessi, mettendo in campo qualcosa che prima non era mai stato manifesto… e spesso ci sorprendiamo di noi…
In questi giorni ho fatto un’esperienza che aveva lo scopo diretto di rompere la corazza, ed è stata brutale, dura e frustrante… lasciare andare la protezione, mollare lo schema che mi ha aiutata per così tanti anni, è stata una fatica enorme. La reazione solita, abituale, non serviva a niente, mi ero messa in gioco e dovevo andare fino in fondo, trovando altre risorse, permettendo a tutto il dolore di venire allo scoperto, alla fragilità ed alla vulnerabilità di farsi sentire, per la prima volta, in tutto il loro urlante terrore…
Sono sopravvissuta, perchè non ero mai stata, davvero, in pericolo. Il giorno dopo ero più leggera e fluida, malgrado il residuo di fatica che sentivo nelle ossa. Ora posso permettermi di abbandonarmi e lasciarmi andare, godendo del flusso costante di energia e di vita che scorre in ogni respiro ed in ogni istante di vita.
Essere allo scoperto è la cosa più naturale che ci possa essere. Uscire dal ventre caldo che ci ha protetti per nove mesi è stato doloroso e brutale, eppure ha segnato l’inizio della nostra vita. Quando il nostro corpo ripercorre quei passi, e noi ci permettiamo di “sentire” tutta la vibrazione e la sofferenza che ci sono in questa “trasformazione”, in questo passaggio da uno stato protetto ad uno stato più libero, possiamo contare sul fatto che le nostre cellule ricorderanno.
Ora ho una sensibilità accresciuta, e la direzione da seguire la capisco dalle mie sensazioni, che mi indicano non la strada migliore, o la più conveniente, o la più utile, ma LA MIA STRADA.
E ricomincio il Viaggio…
Articolo di Valeria Pisano – Life Coach e Trainer – https://www.facebook.com/EvolutionCoachingValeriaPisano/ – valeriapisano3@gmail.com

lunedì 26 agosto 2019

La Costruzione Interiore



di Giorgio Del Sole

Quando collochiamo noi stessi in una visione dove non c’è spazio per ulteriori evoluzioni, con un modo di pensarsi rigido ed un esistere statico, di fatto abbiamo una visione limitata di cosa siamo e di cosa potremmo diventare.


Quando nasciamo, siamo una costruzione fisica ed in parte psichica di due genitori, che a loro volta, sono portatori del sistema di regole e valori nel quali sono stati immersi socialmente.
Per i primi 10 anni di vita noi siamo soprattutto questo, una entità psicofisica costruita da altre persone, gradualmente poi, man mano che l’io prende spessore, incominciamo autonomamente ad innestarvi sopra le nostre esperienze di vita, i pensieri conseguenti e le contaminazioni relazionali e sociali che assorbiamo.
Tuttavia, l’Io bambino, riflesso della costruzione genitoriale, in alcune persone rimane la struttura psichica più rilevante. Questo accade quando la nevrosi genitoriale o la psicosi collettiva sociale nella quale la persona si trova a vivere, è particolarmente marcata.
Quando questo capita, si è più sensibili alle pulsioni inconsce infantili portatrici di paure, blocchi e comportamenti inadatti a far evolvere la persona ad uno stato più adulto, con l’acquisizione permanente del potere decisionale ed esperienziale di cui l’adulto libero può vantare e godere.


di fatto più esposti al fallimento personale, che può abbracciare sia il mondo relazionale che professionale, in quanto, la visione di sé è parziale e distorta, si è giganti con le gambe di un bambino. Questa distorsione nel vedersi, è causata dal fatto che si ha dentro una dimensione psichica contemporaneamente di un bambino di 7 anni e di una persona adulta di 40, che porta ad atteggiamenti esterni contrapposti e dominati da esigenze spesso irrazionali. Ad esempio, come si fa ad abbracciare una donna come un uomo adulto, se nel contempo si vorrebbe essere presi in braccio come un bambino?
Attenzione a non confondere questo con il recupero del “bambino interiore”, perché qui si sta parlando delle nevrosi, delle insicurezze tipiche di quegli anni tempestosi, attraversati da conflitti edipici e sobbalzi caratteriali. Se da un lato bisogna riscoprire ed accettare questo “bambino interiore”, dall’altro lo si deve accompagnare all’età attuale, farlo crescere… altrimenti, sarà lui a dominare l’adulto.
Occorre quindi iniziare una “nuova costruzione dell’io”, sopra quella base esistenziale portata più o meno a termine dai propri genitori e dalle strutture sociali, come la scuola e le comunità sociali. Un nuovo io che parta da ciò che si è, per portarsi come un ponte all’altra parte della sponda di fiume; fiume che marca come un confine la divisione tra ciò che eravamo ieri, e cosa siamo e vogliamo essere oggi, ma soprattutto che permetta di seguire quel desiderio rinnovato proiettato di se stessi verso il futuro desiderato.
La nuova versione di sé, un “Io” frutto della propria personale costruzione, contenuto in nuove regole personali, un nuovo senso del bene e del male, al di là dei valori costituenti la nostra origine genitoriale, conservando di essa solo le parti funzionali alla nuova struttura esistenziale. Per poterlo fare, occorre rompere l’incantesimo che non permette di staccarsi da sé, dalle proprie origini, almeno quel tanto che permetta di potersi vedere davvero.
Bisogna, poi, riaccendere la curiosità su come si potrebbe realizzare l’idea di una vita migliore, nella quale far vivere la “nuova versione” di se stessi.
In fondo, che vita è quella che risulta dall’interpretare i desideri dei propri genitori e del tempo in cui essi hanno vissuto?
Articolo di Giorgio Del Sole

CITAZIONI - Pico della Mirandola














“Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”

Giovanni Pico della Mirandola
Oratio de Hominis Dignitate (1486)


Giovanni Pico dei Conti della Mirandola e della Concordia nacque a Mirandola (Modena) il 24 febbraio 1463 e morì a Firenza il 17 novembre 1494, avvelenato con l'arsenico.

Allievo di Marsilio Ficino, fece parte della Nuova Accademia Platonica di Firenze. Subì accuse di eresia, per cui fu anche incarcerato, ma poi assolto da Papa Alessandro VI (Papa Borgia) convinto che Giovanni volesse dimostrare la divinità di Cristo attraverso la Magia e la Cabala ed inoltre protetto dalle famiglie italiane dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza.

Famosa è la sua memoria prodigiosa, capace di ricordare qualsiasi libro avesse letto ed anche di recitare la Divina Commedia al contrario

martedì 13 agosto 2019

L'ULTIMO MEMORABILE DISCORSO DI GIORDANO BRUNO



















Riportiamo l'ultimo dialogo tra il filosofo Giordano Bruno e Sagredo, così come citato nel libro "La futura scienza di Giordano Bruno e la nascita dell'uomo nuovo" di Giuliana Conforto.
Un dialogo che rappresenta la visione di Bruno e dell'uomo nuovo che egli già intravedeva secoli or sono.
Un inno alla ricerca della verità e del maestro interiore.

Nell'angusto, buio e lungo corridoio delle carceri di Castel Sant'Angelo, si odono passi che segnano l'avvicinarsi di ospiti ai condannati prossimi all'esecuzione.
Con un forte rumore di chiavi si apre la pesante porta della cella ove è rinchiuso il condannato al rogo: Giordano Bruno; è lì, steso su un rude pagliericcio, mentre i suoi occhi lucidi, fermi e sereni si illuminano di gioia e di tenerezza alla vista dell'ospite.

«Sagredo, mio giovane amico!» esclama il grande filosofo.
I due si abbracciano; il guardiano esce in silenzio, richiudendo dietro di sé la porta della nuda e umida cella.

«Corri gravi rischi, figliolo. L'inquisizione non ha simpatia 
per chi ha simpatia per gli eretici.»

«Maestro, non potevo non salutarvi.» Il giovane nasconde a stento l'emozione di trovarsi di fronte al grande saggio, ormai prossimo all'esecuzione della feroce sentenza.



«Sei un uomo ormai e il tuo coraggio comunque ti premierà.»

«Ho chiesto un permesso speciale al cardinale Bellarmino.

Si è dimostrato disponibile... Forse qualcosa sta cambiando...»


«Si, sta cambiando» conferma Bruno «anche grazie alla mia morte: la storia di questo mondo è segnata più dalla morte che dalla Vita. 
La morte suscita paura, inquietudine, domande, tanto più se è illustre. Ciò mi rende sereno, amico mio, so di compiere il mio destino.»

«Maestro, ma non temete il fuoco che brucerà le vostre carni?»

«Si, Sagredo, ho paura; il mio corpo ha paura,»... riflette il «ma io so che non morirò... quando il mio corpo fisico morirà, io sarò lì; vedrò cadere il mio corpo, vedrò i volti trionfanti, attoniti e sgomenti dei miei persecutori...»

Malgrado le parole del maestro, il volto del giovane è triste e «Se io non vi avessi avvertito... dell'arresto di vostra figlia e della vostra amata, voi non sareste tornato a Venezia...» afferma, quasi per rimproverarsi.

«Sarei tornato comunque, prima o poi. Sì, la loro morte fu un segnale per me...» continua Bruno con lo sguardo rivolto verso l'infinito.

«Quanto teneramente e voluttuosamente ho amato quella donna... L'amore, Sagredo, è la forza più grande della Natura... è Vita, fusione dei corpi degli amanti...

Avvicinarmi a lei era sentire l'infinita dolcezza di Casa, del vero mondo, la dolce tenerezza che solo una donna intelligente e profonda sa dare e ricevere... Quanta illusione, quanta ignoranza...
L'uomo non è cattivo Sagredo, è solo infelice... è la sua piccola mente la causa della sua infelicità... Si sapevo che erano state prese e anche della loro condanna. La tua è stata solo una triste conferma. Quando il mio corpo brucerà, io sarò libero, Sagredo, libero di ricongiungermi a loro, abbracciarle... Non ti crucciare, amico mio......

Questo era il nostro destino, comune a tutti coloro che cercano la verità, bandita da un mondo che si regge sulla menzogna.

Verrà un giorno, Sagredo, che l'uomo si risveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo...



L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.»

Si volta e guarda il suo allievo quasi raggiante:

«Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita...»

«Maestro, ma perché questo destino crudele?
Chi può aver voluto tutto questo?»

«Io stesso, Sagredo, ben prima di nascere in questa dimensione. 
La morte ignea del corpo fisico è una purificazione profonda, è il battesimo del fuoco. In tanti abbiamo scelto questa morte, non solo come esempio ad un'umanità ottusa, meschina e crudele, ma anche per adempiere il compito che la Vita ci ha assegnato e che abbiamo accettato di buon grado... per Amore...

In fondo, anche se in modo inconsapevole, la Chiesa sta compiendo la nostra volontà.»

«Ma allora... il cardinale Bellarmino esegue la nostra volontà?»

«Bellarmino ora esegue la volontà della Chiesa, volta a conservare il potere; esegue però anche la Volontà vera, quella di una morte illustre che lasci traccia nella storia.

Anche gli uomini di Chiesa sono parte dell'Uno: 
la mia morte servirà per mostrare il vero potere, quello occulto, che si muove dietro tutte le Chiese e tutti i poteri del mondo.

In questo mondo illusorio, ove menzogna, bontà ipocrita e paura dominano, una morte illustre è più efficace di un'intera vita.

Le umane genti la ricordano. L'uomo che infligge morte è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi procura la morte, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio.»

«Bellarmino quindi... anche lui, è alla ricerca di Dio?»

«Certo, anche Bellarmino è un fratello.»

«Maestro, ma perché tutto questo, perché tutta questa sofferenza, queste atrocità, ingiustizie, dolori: fratelli che uccidono loro fratelli! Come può Bellarmino firmare ad animo leggero la sentenza della vostra morte?»



«Non lo ha fatto ad animo leggero, Sagredo.
È stata per lui una decisione sofferta e penosa, ma non poteva fare altrimenti; avrebbe dovuto rinunciare all'abito che porta e ai credi che predica.

Egli non ha coscienza, non sente l'unità dell'infinito universo, non sa che la sua azione di oggi avrà per lui una reazione, in altra sua vita futura; questo vale anche per me e tutti coloro che hanno cercato invano di risvegliare l'umanità dall'inganno.

La terra è una dura scuola: ogni opera lascia una traccia, perché la giustizia vera esiste, figliuolo, anche se in questo mondo non appare.»
«La giustizia vera vuole la vostra morte?» Sagredo è tanto incredulo quanto ammirato della saggezza del suo maestro...

«La vogliamo noi stessi, Sagredo, non i nostri corpi transeunti, ma i veri Esseri immortali che siamo.

Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. 
L'Essere non teme la morte, perché sa bene che non esiste. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi.

Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco... 

Siamo figli dell'unico vero sole che illumina i mondi. 

Il dolore e la sofferenza non c'erano all'inizio della storia, ai tempi dell'antico Egitto che conservava ancora memoria delle gloriose e immortali origini.

Un giorno non lontano, una nuova era giungerà finalmente sulla Terra. La morte non esiste. La miseria, il dolore e le sue tante tragedie, sono il frutto della paura e dell'ignoranza di ciò che è la vera realtà.»

«Ma quanto tempo ancora sarà necessario?»

«Il tempo anche dipende da noi, Sagredo. Il tempo è l'intervallo tra il concepimento di un'idea e la sua manifestazione...

L'umanità ha concepito il germe dell'utopia e la gestazione procede verso il suo compimento inevitabile: il secolo passato è una tappa importante, che precede la nascita. Gli Esseri divini vegliano sulla gestazione della terra e alcuni nascono qui per aiutare gli umani a comprendere che la trasformazione dipende anche dal loro risveglio.»

«Anche voi, maestro, siete sceso qui per questo scopo?»

«Anch'io Sagredo, ma non sono il solo.
C'è un folto gruppo di Esseri che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Socrate, Pitagora, Platone, Empedocle...

In questo secolo, Leonardo, Michelangelo, Shakespeare, Campanella, nomi noti, ma anche gente umile, semplici guaritrici, molte delle quali finite sul rogo...»

Giordano è commosso al ricordo dei tanti che l'hanno preceduto sulla via del patibolo.

Sagredo è profondamente colpito; è divenuto partecipe di una verità finora a lui sconosciuta. Giordano continua: «È il battesimo del fuoco che serve a trasmutare il corpo fisico e a manifestare i veri Esseri. La loro rivelazione ormai è inevitabile. Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di aver vinto.»

Rumori di fondo fanno intendere che la visita deve volgere al termine. Il respiro di Sagredo si fa affannoso...

«Maestro, come posso ritrovarvi?»

«Guarda dentro di te, Sagredo, ascolta la tua voce interiore e ricorda che l'unico vero maestro è l'Essere che sussurra al tuo interno. Ascoltala: è la verità ed è dentro di te. Sei divino, non lo dimenticare mai.»

La porta della cella si apre e compare il guardiano; è il volto di un uomo apparentemente duro, ma che ha anche timore reverenziale di quell'uomo di cui si trova ad essere il carceriere. Non pronuncia alcuna parola ed attende con rispetto che il visitatore si allontani.
Giordano e Sagredo si alzano e si salutano, entrambi commossi.

«Non ci stiamo separando Sagredo, la separazione non esiste. Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l'Anima Unica...»


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